Su carta

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Su carta ci lavoro la maggior parte del tempo, perché è qui che stanno le storie che seleziono, quelle che analizzo e quelle che scrivo. Le storie che, prima di tutto, leggo. E non siate così poco fantasiosi da pensare che si può chiamare carta solo una cosa.

Ci sono i libri, di certo, ma anche gli articoli di giornale, gli ebook, dei terribili PDF ai loro innumerevoli giri di bozze, i copioni, i file audio da trascrivere, i file Word da formattare, i comunicati stampa, le quarte di copertina e poi un intimo parco giochi a volte pieno di luce a volte oscuro che si fa chiamare immaginazione.

Sono una freelance della scrittura a cui ancora quell’idea di free davanti a lance dà un gran senso di benessere.


Tra le pagine a cui tengo di più ci sono:

  1. Black Coffee, casa editrice fiorentina dedicata alla letteratura nordamericana contemporanea, di cui sono la voce narrante;
  2. alcuni blog e magazine culturali italiani come Rivista Studio, per cui pubblico reportage;
  3. il periodico femminile Shop in the City, per cui curo una rubrica dedicata al meglio della cultura a stelle e strisce.

 

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