I libri di luglio 2018

Dovere e piacere: i due poli che hanno fatto oscillare le mie letture di luglio. Se da un lato la settimana azzurra (è stata battezzata così la settimana che ho trascorso in surf house in Portogallo a metà mese) non poteva che richiedere una e una sola lettura (me l’ero tenuta apposta, da anni), dall’altro gli imminenti tour dei Book Riders e la mia esigenza di saperne di più mi hanno portato verso nuove e splendide – ragazzi, splendide! – storie.

È stato un mese letterario da ricordare, guardate qua!

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  • Giorni selvaggi 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Ci sono prospettive del mondo che la maggior parte di noi non potrà mai avere, che sono riservate a pochi. Una di queste è la visione della terra, anzi delle terre (spiagge, dune, promontori, scogliere, ponti, porti e villaggi di tutti e cinque i continenti) dalla cresta di un’onda mentre sta per frangersi. William Finnegan è uno scrittore eccelso e un surfista sfrontato: leggere come le due cose si uniscono insieme è emozionante, commovente, illuminante, totalizzante. Il suo memoir (Premio Pulitzer 2016) è uno di quei libri che cambiano la vita, senza che per forza dall’altra parte della pagina ci sia un patito del surf. È richiesta solo una cosa, infatti, per apprezzare questo testo al meglio: sapere cos’è la passione.
  • La commedia umana 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Dopo i suoi racconti letti lo scorso mese pensavo che non mi sarei più sorpresa di fronte alle pagine di William Saroyan. E invece. Ho divorato questa storia dolce e fresca in poche ore, l’ho terminata sapendo di aver avuto una fortuna incredibile: essere stata mossa di nuovo alle cose semplici e giuste e modeste della convivenza umana. Le avventure del giovane Homer sono la quintessenza della vita quando la si scopre per la prima volta e la si vuole felice, anche nel paesino più sperduto e anonimo della remota California in tempo di guerra. Consiglierei questa lettura a tutte le persone che oggi inneggiano all’ignoranza e al populismo: è, tra le altre cose, una splendida storia di formazione ed educazione.
  • Jukebox all’idrogeno 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Le provocazioni, i ritratti, i trip, la ferocia, le critiche, le visioni, la difficile poesia di un mondo che si è consumato nella sua stessa fiamma: leggere interamente i versi di Allen Ginsberg – introdotti dalle parole che sanno di mito di Fernanda Pivano – è come aggrapparsi a una corda da una barca in mezzo alla tempesta. Ne vedi la cima, vi riponi tutta la tua fiducia ma chissà se reggerà ancora.
  • Mi chiamo Lucy Barton 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Una mattina mi sono seduta sul divano con questo libro in mano e mi sono alzata, una volta finito, provando una nostalgia infinita di quel tempo in cui le persone erano gentili. L’ho poi recensito qui, perché è davvero un libro pieno e argenteo.
  • Spazi Uniti d’America 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Un saggio da leggere con la matita in mano e diverso tempo a disposizione: si apre con i versi delle celebre This Land Is Your Land di Woody Guthrie, si avvale di diverse fotografie degli spazi americani che indaga ma, soprattutto, fa appello al desiderio del lettore di mettere da parte quello che già conosce del proprio immaginario americano e di fare spazio a nozioni che hanno a che fare con l’antropologia, il postmodernismo, l’etnografia. Matteo Maschiari ha scritto un libro che aspettavo da molto.
  • Sfrattati 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | In questo caso le bandierine di valutazione sono del tutto approssimative: ho iniziato il saggio di Matthew Desmond ma non l’ho ancora finito. Lo centellino, lo studio piano piano. È la storia di otto famiglie di Milwaukee che devono fronteggiare uno sfratto: dal surf in giro per il mondo al fenomeno critico della perdita della casa che dal 2008 investe una grandissima fetta di popolazione americana, il Premio Pulitzer (Desmond l’ha vinto l’anno scorso) ultimamente guida molte mie scelte. In particolar modo per la non fiction: si aprono interessanti e nuovi sipari di scrittura del reale di cui l’Italia ha un grande bisogno, secondo me.

Non ci sono outsider questo mese ma, se vi andasse di sapere che libri stiamo leggendo io e le mini Book Riders in viaggio nel Pacific Northwest letterario, vi consiglio di dare un’occhiata qui: siamo sulle tracce di Carver e la moglie Tess Gallagher, D’Ambrosio, Palahniuk, Brautigan e tanti altri. E non piove!

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Un Commento

  1. condivido in pieno il tuo giudizio sulla Commedia Umana di Saroyan, un libro breve di incredibile frescezza.
    meno sono d’accordo su Mi chiamo Lucy Barton che non ho trovato all’altezza delle precedenti opere della Strout che avevo letto (olivia kitteridge e resta con me)
    ml

    Mi piace

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