I libri di giugno 2018

Giugno se n’è andato e non ritorna più. E il treno delle letture è rimasto fermo alla stazione di maggio. Questo mese ho letto molto poco, e non so precisamente perché. Ognuno di noi ha i suoi mesi buco nero, per me giugno lo è dai tempi della scuola: i suoi giorni volano e ci sono più cose pratiche da rincorrere che pagine da gustare.

E poi ci sono gli articoli: oggi è sabato, la mia casella mail è piena delle newsletter americane e italiane a cui sono abbonata.. spesso il piacere di leggere quelle piccole miniere di storie lì è maggiore di quello che può darmi la lettura di un libro. Sono periodi. Capita anche a voi, vero?

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  • Non scrivere di me 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Rincorrevo questo libro da tempo e poi una cara amica me l’ha regalato, l’ha fatto spedire a casa mia con un click mentre io e lei eravamo a bere una birra a Central Park. È la raccolta delle interviste che Livia Manera Sambuy ha fatto nel corso dei suoi soggiorni americani a diversi scrittori. Anzi, per dirla meglio: sono i racconti di quelle interviste. Perché la meraviglia di ognuna di quelle interviste è la storia che l’autrice riesce a costruirvi intorno: gli scrittori sono personaggi pieni di personalissimi difetti, il suo sguardo è indipendente e partecipe insieme, le città e gli interni diventano ambientazioni imprescindibili, quasi presenze. E poi su tutto c’è il suo senso critico: a volte non condivisibile ma così raffinato, libero e intelligente che non può non diventare esemplare. Soprattutto per una come me.
  • Paradisi minori 🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Mi aspettavo di più: la raccolta d’esordio di Megan Mayhew Bergman è una sfilata di donne e animali dove ogni relazione incarna un tema diverso di carattere ecologico o femminile. Dalla maternità all’affermazione sul lavoro, dal rapporto con le madri alla gravidanza non desiderata. Vince su tutto l’America remota degli Stati del Sud: colori, ritratti, temperature, distanze, cantilene. Il racconto più bello è l’ultimo.
  • Ragazzo coraggioso 🇺🇸🇺🇸🇺🇸🇺🇸 | Uno di quei libri che ti fa tornare indietro ai tempi (storici, non personali) in cui essere squattrinati e indisciplinati significava sentirsi sulla soglia di qualcosa di fantastico. Saroyan e la sua San Francisco, Saroyan e la sua diroccata America che desidera, pulsa, travolge.

A proposito di San Francisco e di travolgenti personaggi senza un soldo: l’outsider di questo mese è The Beat Goes On, un libro stupendo a cura di Guido Harari che racconta – attraverso immagini, lettere, timeline e illustrazioni – l’incontro di Fernanda Pivano con tutti i più grandi scrittori americani (e alcuni italiani) dei suoi tempi. È un libro splendido ed emozionante, che non so perché oggi è fuori catalogo.

THE BEAT GOES ON

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