Non si resta mai uguali a prima | Edith

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Cambiamenti, assestamenti, conseguenze: chi di voi è stato salutato dalla mia newsletter di dicembre sa che il nuovo anno – questo 2017 così dispari e promettente e giù turbinante – non poteva iniziare maschio. E infatti inizia donna.

Allontanati momentaneamente gli orizzonti sensuali dell’arte per la seduzione (ricordate?), oggi mi (e vi) chiedo una cosa nuova: quanto è vuoto il vuoto delle nostre conoscenze? Quante cose restano fuori da quello che già sappiamo? E, ancora, con che criterio scegliamo una direzione piuttosto che l’altra? Continuare a stare con le cose che già conosciamo e ci piacciono e sono vive dentro di noi o, al contrario, lanciarci appresso alla spinta della nostra curiosità e correre su orizzonti inesplorati e magari rischiare la delusione, rischiare la certezza dei nostri gusti o, ancor più, la certezza della nostra intera persona?

A me il teatro non piaceva, e non mi piacevano neanche i temi femminili, una volta. Non mi avvicinavo culturalmente alla East Coast perché pensavo di avere un’anima decisamente più selvaggia, da Southwest o da West e basta, un’anima meno addomesticata di Boston, per dire. Una volta avevo vivo dentro di me il fuoco delle certezze e dritta davanti a me una strada ben tracciata nella luce; adesso invece dentro brillano infinite scintille che sembrano stelle e ognuna sembra portare con sé un messaggio che è un sentiero. Anzi, fuori di sentieri ce ne sono mille.

Il perché di certe scelte a volte resta un mistero, a volte è semplicemente la giusta incoerenza da seguire per restare fedeli a se stessi. Cambiare idea, cambiare gusti, cambiare certezze e non abbandonare nulla del resto, se non i limiti.

Io sono sempre felice di vedere qualcuno fare ciò che vuole.

E oggi, grazie a nuove ispirazioni e nuovi incontri, quello che voglio è nuovo.

Questa è una delle mie Figurine, la collezione di curiosità americane più o meno introvabili. 

Livello di introvabilità di questa figurina: medio.

Ho citato una citazione che trovate in un articolo del Venerdì di Repubblica della scorsa settimana firmato da Gian Luca Favetto a proposito di Edith. E chi è Edith? Anzi, dovreste chiedere, chi sono Edith? Adesso ve lo racconto.

Edith Ewing Bouvier Beale e sua figlia Edith Bouvier Beale erano rispettivamente la zia e la cugina di primo grado di Jacqueline Kennedy Onassis: dopo aver preso parte alla vita mondana di New York negli anni Cinquanta, nei decenni successivi le due si ritirarono in un esilio eccentrico e ossessivo a Grey Gardens, una villa di East Hampton dove di norma andavano a trascorrere le vacanze sull’oceano le famiglie abbienti dell’epoca e dove invece loro, madre e figlia, si lasciarono andare a un totale abbandono, un abbandono che fu fisico, spirituale, metafisico e naturale. La loro casa, infatti, versava in uno stato di totale decadenza, invasa com’era dai rovi, dai rifiuti, dai gatti e dai procioni. La loro vita, contemporaneamente, procedeva su linee di totale estraniamento dalla realtà esterna e di parallela esplorazione ed espressione – sì, espressione, mi piace questo concetto – dell’amore, dell’odio, delle recriminazioni, delle emozioni quando i loro confini sono così estremi.

Nel 1975 fu girato un documentario su di loro intitolato proprio alla casa, Grey Gardens. I registi erano Albert e David Maysles. Oggi, grazie all’ispirazione di questo film, le due Edith tornano di nuovo in vita attraverso il lavoro drammaturgico e performativo di altre due donne, due attrici e ricercatrici, Chiara Cardea ed Elena Serra, che hanno visto nelle personalità e nella relazione delle due donne di Grey Gardens una scintilla di conoscenza – a proposito – degna di tutta la loro – e la nostra – attenzione. Una scintilla di nome Edith5_foto-luigi-ceccon_high

Il loro spettacolo teatrale debutta il 14 e il 15 gennaio a Torino, teatro Gobetti. Io vado.

Se le Figurine vi piacciono e volete collezionarle tutte, una volta al mese affacciatevi qui, nella vostra nuova edicola americana del cuore. Non si fanno mai promesse che non si possono mantenere ma io vi dico che qui di doppioni non ne troverete mai!

La realizzazione grafica delle Figurine (prima e seconda edizione) è a cura dell’ormai leggendario e fedelissimo Thomas Guiducci. Le fotografie di Edith usate per questa Figurina sono di Luigi Ceccon.

Dettagli sullo spettacolo

EDITH
di e con Chiara Cardea e Elena Serra
voci off Michele Di Mauro, Vittorio Camarota e Matteo Baiardi
regia Elena Serra
progetto sonoro Alessio Foglia
scena e luci Jacopo Valsania
costumi e trucco Anna Filosa
assistente alla regia Davide Barbato
direzione tecnica Loris Spanu
artwork Donato Sansone aka Donny Sansuca | foto Luigi Ceccon
produzione Serra/Cardea | produzione esecutiva Teatro della Caduta
coordinamento e organizzazione Davide Barbato | ufficio stampa Giulia Taglienti

con il sostegno di
Renaise – abiti d’Altra moda | Tiramisù alle Fragole | Lumeria

SEDE E ORARI DI SPETTACOLO

Teatro Gobetti | via Rossini 8, Torino

– 14 gennaio 2017 ore 19.30 (debutto)

– 15 gennaio 2017 ore 15.30 (replica)

BIGLIETTERIA

Teatro Gobetti | via Rossini 8, Torino

tel +39 011 5169555 / numero verde 800 235 333
dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 19.00
www.teatrostabiletorino.it/punti-vendita-biglietteria/

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