È nato prima l’amore o New York? Una storia

Chissà come mai, mi chiedo ogni tanto, quando qualcuno va o torna o si trasferisce a New York le parole che usa per descrivere il suo viaggio somigliano tanto a quelle che di norma appartengono alle storie d’amore. Travolgimento, passione, poesia, l’idea che la città sia stata tua e solo tua (anche per un giorno soltanto), le farfalle nello stomaco, le lacrime, il cuore in subbuglio, il senso di appartenenza, l’esclusività di un legame che si vorrebbe eterno ma che spesso si consuma nel travaglio di non riuscire a farlo mai, del tutto, proprio.

A moltiplicare la mia domanda in una dolce moltitudine di cuori e punti interrogativi e destini che si incrociano – come se in realtà non avessi bisogno di una risposta ma semplicemente di ripetere la domanda ancora e ancora e ancora – ci sono, poi, le storie: io ne avevo raccontata una qui; qualcun altro ne ha raccolte tante altre lì, in quel film capolavoro che si chiama proprio New York, I Love You; Paolo Cognetti, nell’antologia appena uscita New York Stories, vi dedica un intero capitolo; una ragazza di nome Eleonora Sottili ne vede un’altra qui, in un flash mob del 2008 a Grand Central Station. Un flash mob che è avvenuto davvero e che però lei trasforma, con parole e fantasia, nell’incipit di un’altra storia dello stesso amore.

L’amore per la città dove tutto può succedere.

Due minuti di congelamento di massa, una vita intera dedicata a ritrovare la ragazza che in quei due minuti indossava un cappello da fantino che rischiava di scivolarle giù dalla testa immobile ma reclinata e stava proprio di fronte a lui. Frozen, di spalle, così vicina eppure ancora così estranea. Jason ha elaborato un piano per ritrovarla: incontrare tutte le persone di New York e disegnarle. Fissare con loro un appuntamento tramite il suo blog, possibilmente a uno degli angoli dei circa ottomila incroci della città, ritrarle da una posizione quasi nascosta e infine postare il ritratto finito, nuovamente, sul blog. Quando lei scriverà per farsi ritrarre lui la riconoscerà, la disegnerà, e potrà finalmente terminare la sua ricerca di disegni per iniziare una vita d’amore. Questo, almeno, è quello che racconta a Zadie, la sua confidente e vicina di casa dodicenne che, rimasta orfana, vive con una zia troppo presa dalla gestione culinaria del suo ristorante per rendersi conto che la nipote ha un progetto di vita piuttosto curioso, per il quale si allena diligentemente in modo, se possibile, ancora più curioso: ultimare una missione di sopravvivenza al Polo Sud, per la riuscita della quale è fondamentale immergersi nella vasca da bagno piena di cubetti di ghiaccio ogni giorno, studiare le strade di New York come fossero sentieri pieni di neve e annotare in forma sintetica su un diario i progressi della propria lotta contro i bisogni primari della vita.

SE TU FOSSI NEVE_COPEA completare la rete dei destini incrociati c’è Alice, una ragazza che scappa da Torino (!) dove intrattiene una relazione amorosa con due gemelli omozigoti e va a New York a caccia di pace e sogni. Pace e sogni che, lei crede, la renderanno coraggiosa come quella sua sosia che fa l’astronauta a cui vorrebbe tanto somigliare e che spesso le fa compagnia nei momenti no. Quando Alice arriva a New York ad attenderla c’è un sogno d’amore già realizzato (quello dei suoi amici gay che stanno per sposarsi e la vogliono come testimone) e dei pianeti che non saranno certo reali ma non per questo saranno meno rivoluzionari (quelli del Museo di Scienze Naturali).

Infine, come uno scenario magnetico che calamita tutta la storia, sui tre personaggi e sull’intera città dell’amore, New York, sta per arrivare una grande tempesta di neve: un’occasione per Zadie, una sfida per Jason, una scommessa per Alice. Un topos letterario, quello dell’imprevisto naturale, che rende l’amore che ne segue – lo sappiamo dai secoli dei secoli – più fiabesco e meraviglioso.

Se raccontare una storia d’amore a New York vuol dire raccontare di nuovo quelle che l’hanno preceduta e prepararsi a farsi raccontare di nuovo da quelle che seguiranno, se questo anello di immagini e situazioni e dialoghi è destinato a ripetersi e a diventare sempre più grande man mano che la città e i suoi amanti crescono, è bello allora notare in che modo le stesse trame si rinnovano, le stesse parole significano destini diversi e le stesse figure cambiano. È bello notare, insomma, i dettagli dell’amore, quelli che lo rendono – in effetti e ogni volta – unico.

Questa che ho letto di recente, ad esempio, è una storia fresca come la tempesta in arrivo, è genuina come lo sono i progetti di una dodicenne, è pronta a farsi amare come Jason e Alice ed è rassicurante come quei progetti assurdi che hanno a che fare con le stelle, i pianeti, le moltitudini, il calcolo delle probabilità e le spade di Star Wars e che però sono i tuoi, e tu sai che ti porteranno dove vorrai.

Per te che le storie d’amore felice non ti spaventano ma anzi ti inzuccherano la vita, buona lettura.

Eleonora Sottili, Se tu fossi neve, Giunti, pp. 192.

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Con questa storia continua il ciclo #lovingNYC, ovvero le storie d’amore (più o meno felice) ambientate a New York che leggo per prepararmi all’Americanata del 21 gennaio, a una serie di eventi mcmusiani e soprattutto al mio prossimo viaggio là dove tutto può succedere.. e normalmente succede 🙂

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  1. Anche se a pelle sento la storia a me distante, probabilmente perché non conosco ancora New York (se non quella raccontata nelle moltitudine dei libri letti e dei film visti), è comuque bello leggerti nell’antivigilia di Natale. Buon Natale e buon tutto Marta! ❤

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  2. Bello, bellissimo post! Sono stata a New York in viaggio di nozze e me ne sono innamorata. Il libro di cui parli sembra proprio la classica storia da leggere in questo periodo, spero di trovare il tempo e gustarmelo! Tanti auguri di Buon Natale e… buon viaggio! 🙂

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