7 storie per uno stato: è arrivata una cartolina dalla Californoir

Inizia sempre così, la storia di come i Book Riders cercano di mandare una cartolina a casa. Iniziava così, in Illinois; inizia così adesso che siamo tornati dal secondo tour letterario, quello nella California del noir, e di quel tour non riusciamo a conservare in testa solo un’immagine, solo un racconto, solo un’unica visione. Non riusciamo a farlo stare tutto in una sola storia, perché qui le storie sono tante e sono potenti.

Anche se, vi assicuro, ci abbiamo provato.

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Nella buca delle lettere non ci stava. L’abbiamo piegata, arrotolata, stretta e compressa, e però comunque lei non ci stava. L’abbiamo spinta a forza, qualcuno voleva saltarci di sopra come si fa con le valigie troppo piene, l’abbiamo pregata di entrare nella buca delle lettere, e però comunque lei non ci entrava.

Allora dalla buca delle lettere l’abbiamo tolta, l’abbiamo riaperta, smontata, frammentata, abbiamo preso ogni suo foglio e l’abbiamo disteso a terra, poi ci siamo radunati intorno e, uno a uno, li abbiamo guardati: erano 7 ritratti diversi, una luce di fondo sempre uguale – il sole giallo, il sole nero – che però cambiava sempre ogni volta che cambiava il ritratto, un gruppo di gente insieme che eravamo noi e alla fine, al centro di tutto, una grande storia.

7 storie per una sola cartolina.

7 storie per uno stato, la California, che del suo sogno ci ha mostrato le ombre insieme alla luce, la potenza insieme alla decadenza. E che con il suo doppio sogno, ovviamente, ci ha annientati di fascino.

Trentanovesima e Norton - Dalia Nera - BookRiders - Californoir

1. Trentanovesima e Norton. La Dalia Nera. Tutto nasce ad un incrocio. Tutto nasce, sempre, con noi che ci sediamo a terra e con un libro tirato fuori dalla borsa. Oggi qui nella Città degli Angeli, all’incrocio tra la Trentanovesima e Norton Avenue, ci sono delle case monofamiliari con le pareti color pastello, le palme a delimitare il marciapiede, le tende mezze aperte su living-room di pace. Qui, sempre qui ma nel gennaio del 1947 fu ritrovato il corpo martoriato e tagliato in due di Elizabeth Short, la stellina che veniva dalla provincia dell’America al sogno della California per cercare (e trovare) la sua strada di fama tra Hollywood, un’immagine vestita di nero, alcune sporche bugie e una fine tragica. Una fine che, anni più tardi, passò dalla realtà alla letteratura e diventò uno dei libri più potenti di James Ellroy, lo scrittore con cui inizia il nostro viaggio nel noir californiano, lo scrittore con cui il sole di Los Angeles si oscura e diventa simbolo di morte, corruzione, disincanto ed epico squallore.

2. El Monte. I suoi luoghi oscuri. Nessun altro scrittore canta l’ira di Los Angeles come ha fatto James Ellroy negli ultimi tre decenni: trasferitosi con la madre nella desolante periferia di El Monte, dopo aver vissuto per anni nel quartiere lussuoso di Hancock Park e dopo aver subìto il divorzio dei genitori come si subisce un torto di odio e tradimento, in quei sobborghi James trova ad attenderlo proprio l’ombra della Dalia Nera. Proprio l’oscurità del sole che dal cielo scende in terra e gli ruba la madre, la uccide con la stessa brutalità con cui era stata uccisa Elizabeth Short e unisce le immagini delle due donne in un’unica ricerca di verità che non avrà mai fine. Che non avrà mai soluzione, anche se per trovarla Ellroy adulto ripercorrerà tutti gli orrori e i luoghi dell’infanzia fino a farli diventare I miei luoghi oscuri.

Sognatori del sogno dorato - BookRiders - Californoir

Le colline di Joan Didion - BookRiders - Californoir

3.  Sognatori del sogno dorato. Dalle strade di Los Angeles a lei, Joan Didion. Le strade, le donne, i sogni per cambiare e quelli per tornare. Passano i giorni, passano le storie e questi iniziano a diventare i temi portanti di un unico racconto che vuole al suo centro il successo e spesso trova la disillusione, che vuole correre su un’unica trama e spesso invece salta in aria su frammenti di vita che non non salvano né condannano. Semplicemente svuotano. Joan Didion abitava su queste colline, la protagonista del suo Prendila così correva su queste strade diritte e trafficatissime, i loro amanti e mariti e compagni condividevano questa ricchezza, la ricchezza che simboleggia quello skyline, una ricchezza di aspettative e di materia, che poi però li ha spenti tutti per aver voluto troppo. Per aver pensato che il sogno dorato fosse vero e non aver voluto credere che la vita può cambiare in un istante.

4. Palm Springs. L’acqua del deserto. Il lusso e il vuoto, l’abbondanza e il vuoto, la materia e il vuoto. Da Los Angeles si va via per cercare l’acqua nel deserto, per sfuggire al sole vuoto dell’oscurità che fa ululare i coyote e commettere omicidi, per poter credere che “Sparire Qui” sia solo un cartellone pubblicitario su Sunset Boulevard e non un impeto di annullamento interiore che attanaglia anche il più privilegiato dei teen ager. Da Los Angeles si va via verso Palm Springs, la piccola e ricchissima Las Vegas senza casinò della California, dove i nonni di Clay, il protagonista di Meno di zero di Bret Easton Ellis, avevano una piscina e dove quando si era piccoli si trascorreva il Natale, ancora al di qua di quella soglia definitiva che sarebbe diventata di lì a poco l’adolescenza degli anni Ottanta. Adesso non è Natale e gli anni Ottanta sono un ricordo, ma aver trovato la sua acqua, aver condiviso la sua Palm Springs, aver festeggiato così il trentesimo compleanno di questo grande romanzo ha di fatto reso il deserto un posto letterariamente magnifico.

La Pattuglia dell'Alba a Pacific Beach - BookRiders - Californoir

I surfisti di Don Winslow - BookRiders - Californoir

5. Il Pacifico. I suoi guerrieri. Se già era difficile immaginare che il sole californiano potesse essere oscuro, che Hollywood potesse essere una maga ingannevole, che le palme e l’acqua del deserto potessero essere rifugio di vuoti privati, che il cielo potesse essere specchio del “luccicante nichilismo” che nutre la terra di tutta la Southern California, ancor più difficile è realizzare ora che Pacific Beach, uno dei paradisi di San Diego affacciati sull’Oceano, sia in realtà un quartier generale del crimine e un avamposto della lotta al crimine stesso. Una lotta che si cavalca sull’onda, un’onda che trasporta la storia verso la fine, una fine che è la grande mareggiata. Questo è quello che racconta Don Winslow, con il suo stile cinematografico fatto di zoom in/zoom out e descrizioni leggendarie, nel suo libro La pattuglia dell’alba. Descrizioni che, in realtà, non hanno più bisogno di immaginazione perché le onde vere, qui, sono la propagazione naturale delle migliori onde di finzione e le tavole da surf brillano di colori che riprendono il bianco della pagina e lo lanciano su su in alto, fino alla sua più incantevole potenza.

6. Frankie Machine. I luoghi dei gentiluomini. Potenti sono anche le pagine e i colori di un’altra storia di surf e oceano, di un’altra San Diego altrettanto bella e soleggiata: quella di Frank Macchiano, l’eroe antiaereo mafioso gentiluomo la cui vita ormai appartata Don Winslow piazza proprio sull’Ocean Beach Pier, il molo più lungo dell’intera California. Una striscia di terra lunga e verticale che verso la fine si biforca, si fa orizzontale e i pesci ci nuotano in mezzo. Come il bene, il male e i surfisti che ci nuotano in mezzo. Come il crimine, la giustizia e Frankie che ci nuota in mezzo. Non siamo né surfisti né criminali (ancora), ma le parole di Don Winslow sono così piene di carica e di suggestione che pensare di esserlo, qui e ora a San Diego, è facile come il blu dell’acqua laggiù.

La Malibu di Joan Didion - BookRiders - Californoir

7. Malibu. Giorni felici e felici ricordi. Un blu, quello dell’Oceano, che prima di appartenere a noi è appartenuto a Joan Didion, la scrittrice che ci ha accompagnati lungo tutto il viaggio e che ora, sulle dune dorate di Zuma Beach, nella sua Malibu che scorre parallela alla Pacific Coast Highway, ci saluta con le canzoni del suo The White Album e con le immagini di una California che non è mai stata così paradisiaca come avevano voluto farle credere ma che tuttavia le ha regalato alcuni dei giorni più felici della sua vita. Una vita e una casa che, quel giorno che le colline di Malibu presero fuoco e la storia si decise ad andare avanti, si ricordò non essere più le sue. I finali di Joan Didion sono tra le cose più belle che la letteratura americana ci abbia mai dato: dolci, secchi e crudeli, oggi sono anche le ultime parole di un viaggio che, senza dubbio, nessuno di noi avrebbe mai voluto finire.

Un viaggio che volevamo far stare in una cartolina, ma una sola non ci bastava. E allora l’abbiamo scomposta e distesa sul giallo della sabbia della California, aspettando che non fosse lei a stringersi ma le storie a moltiplicarsi.

E quando poi ognuno si è impossessato della propria, è bastato trovare per ogni storia la buca perfetta. A spedirle ci ha pensato il vento, non certo i francobolli.

La Cartolina dei BookRiders dalla Californoir

Always on the road, appuntamento a Seattle e Portland a maggio 2016 per il terzo tour dei Book Riders!

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Le foto di questa cartolina sono a cura di Claudio Morrano di XPLORE: oggi i ragazzi inaugurano il loro nuovo sito, un sito che di storie americane ne contiene ben più di 7 e senza il quale anche solo queste 7 non sarebbero esistite. Preparatevi a sognare ancora e andate a vedere. È bellissimo (e super pop come piace alla McMusa).

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