Musica, bambini, America: che storia è questa?

È un momento, questo, in cui leggere non mi basta più. Troppe parole e troppi nessi, seguire le storie e i pensieri di qualcun altro un po’ mi stanca. Capita, no?, di avere un’amica cara che per qualche tempo non frequenti. Non succede mica niente.

Anzi.

È un momento, questo, in cui ho riscoperto cose che avevo lasciato andare via, cose che avevano preso la loro strada senza permettermi di fare loro da semaforo. E che poi avevo perso nella lontananza perché i miei, di semafori, lampeggiavano tutt’altri colori. Una non ve la dico perché è delicata e richiede una certa dose di distacco da scrittrice oggi che non ho né intendo avere, l’altra è la musica. La musica, che era la mia amica del cuore quando ero ragazzina e che poi un giorno, come niente, ho detto basta.

Quando rivuoi indietro una cosa e questa cosa rivuole indietro te, allora è un godimento di coincidenze e bellezze che fanno tutto da sole: qualche sera fa tornavo a Torino con Thomas dopo la prima trasferta di Big Sur – One Fast Move or I’m Gone ad Alessandria e la radio della macchina suonava The Last Pale Light in the West di Ben Nichols, un musicista che ci ha trattati bene quella sera in autostrada, che poi in questi giorni mi sta letteralmente salvando il culo e che – ho scoperto il giorno dopo quel viaggio notturno – ha scritto le canzoni di quell’album, qualche anno fa, traducendo in musica Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Nientemeno.

Due giorni dopo averlo scoperto ho deciso di riprendere a suonare e magari la prima canzone che suonerò per intero dopo aver imparato di nuovo a fare gli accordi la dedicherò a proprio lei: all’America mia, a quella di Thomas, di Cormac e di Ben. L’America che, anche se gli altri amici si fanno un po’ in disparte, lei invece non ci abbandona mai. E anzi, di giorno in giorno lei si fa sempre più sogno.

Ieri mi chiama un vecchio amico dell’università, anche lui musicista, e mi chiede di pensare a una storia americana di viaggio da poter raccontare a dei piccoletti della sua scuola di musica per poi fargliela suonare. Non proprio una traduzione, piuttosto una sonorizzazione, la creazione di un’atmosfera.

Mi dice: “Pensa a qualcosa che gli faccia già brillare gli occhi anche solo a dirglielo.” E io ovviamente mi sono gasata.

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Si è aperta una nuova avventura americana per me, che combacia tantissimo con il mio stato d’animo del momento e che però, accidenti, mi mette di fronte a delle sfide che non so se ce la faccio a superare da sola. Ecco perché ho scritto questo post, miei cari 25 lettori: per chiedervi aiuto.

Che storia americana di viaggio si può raccontare a dei ragazzini dai 6 ai 12 anni affinché loro poi ne facciano un racconto in musica e la suonino strumenti alla mano? Cosa può essere adatto per loro e adatto insieme a raccontare l’America?

La maestra che è in me dice:

  1. Deve essere una storia con elementi di fascino forti ma non troppo complessi.
  2. Deve avere uno svolgimento, un inizio e una fine.
  3. Deve contenere degli spazi di riconoscibilità, anche se non immediati di sicuro universali.

Questi sono i tre titoli che ho pensato subito: tre classici, tre basi da cui mi piacerebbe partire e vedere dove portano.

Mi aiutate? Magari voi, lì dietro, che avete figli e sapete come fargli brillare gli occhi?

Sono in missione per conto del sogno americano, mica posso fallire. Grazie 🙂

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  1. Marina Raviola

    Cara Marta , io non sono mamma , quindi non so quali storie possono far arrivare lo spirito americano che ha contagiato noi , ai bimbi … C’è un libro che ha tanti ingredienti : America in senso di spazi, animali, polvere , lotta ( come il vecchio e il mare) case in legno oggi ghost torna, cowboy a, salone cavalli… Il libro non credo sia adatto alla lettura da parte dei bimbi, ma a una traduzione in racconto e musica forse si :

    BUTCHER’S CROSSING. di Jonh Williams ( Autore di Stoner, per me una delle più belle letture che abbia fatto…)
    …io sono conquistata dalle atmosfere country western, cowboy musica … E dal’ immaginare cosa era spostarsi in territori così vasti e ostili in cerca della propria strada …

    Spero tu riesca a riprendere o prendere tutto ciò che ora desideri

    Take care e grazie per i tanti spunti e tante curiosità che condividi con noi

    A presto
    Marina🌻

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    • Cara Marina, ti ringrazio molto. Anche a me mi piacciono le stesse atmosfere e credo potrebbero affascinare anche i bambini. Sto facendo un elenco di tutti i suggerimenti che sto ricevendo e faccio tesoro di ognuno.. anche per il futuro! Questo è un primo esperimento, spero ne seguiranno altri. Grazie davvero, anche per quel girasole lì in fondo che oggi porta luce in una giornata veramente grigia 😉 A presto!

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  2. thereisoneinallofus

    mah, la maestra che è in te è andata sul colto spinto. Io (che ho due figli, una che ha fatto l’asilo e l’altro che è nato negli States) direi le canzoni per bambini ammericane. Una sera ho sentito una bellissima trasmissione NPR che ne discuteva l’origine. Tipo “Perchè tre topini ciechi?” una malattia genetica? cose così. In effetti, pure avendo visto Shreck, i bambini italiani non sanno chi sia il gingerbread man (al cinema ridevo solo io quando il re cattivo gli diceva “corri, corri, tanto ti spezzo le gambine”
    tienici aggiornati

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    • Grazie, che bello il tuo suggerimento! In realtà i ragazzi della scuola di musica mi hanno chiesto una storia letteraria, un romanzo vero e proprio da cui poi trarre uno spettacolo musicale di fine anno, con una piccola regia in cui magari io potrò intervenire con letture o racconti. Devo dire che, nonostante le premesse in apertura del post, i romanzi sono ancora il mio mondo, quello in cui mi muovo meglio e che mi viene più facile trasmettere. Più delle letture prettamente per bambini. Però mi piace la contaminazione, quindi senz’altro lo terrò da conto. Grazie mille 🙂 Farò senz’altro un post in cui più avanti racconterò in che mondo siamo finiti!

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  3. LaCornacchiaSepolta

    Mi viene in mente “Le avventure di Augie March” di Bellow. Ma non sono mamma e non so quanto possa essere arduo rendere un romanzo di Bellow una storia da poter raccontare a dei bambini. Di sicuro i temi del viaggio e quello della fuga sono trattati ampiamente e ci sono molti elementi avventurosi che secondo me potrebbero tradursi in musica. Se mi viene in mente altro ritorno.

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    • Grandissimo romanzo, però in effetti molto complesso e difficile anche per gli adulti. Dovrei parlarne con i ragazzi della scuola di musica, anche per capire che musiche abbinarci. Il jazz ci starebbe da dio, ovviamente. Me lo segno nella lista dei suggerimenti e ci ragiono su. Grazie mille.. e se ti viene in mente altro io sono qui 🙂

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  4. rbernascone

    3 bei libri, è indiscutibile! L’ultima Schiappa è on the road, (in uscita da noi a breve): non è “raccontabile”, ma può ispirare loro un racconto alla loro portata. Così, magari, dopo aver parlato di un libro da grandi, si potrebbe fare un accenno, e chiedere loro che colonna sonora metterebbero per quel viaggio (contiene qualche fumetto sull’argomento). Idee buttate qua e là.

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  5. A dodici anni secondo me si potrebbe osare con “The road”, di Cormac McCarthy. Proprio stasera parlavo a cena con mia figlia dodicenne dei racconti di Lovecraft e Poe che stanno leggendo in classe.
    Si, dai, ci puo’ stare. E’ un viaggio, e’ USA, e’ addirittura una storia in cui i due protagonisti sono un padre e suo figlio.
    E’ crudo e duro come puo’ essere a volte la vita, ma a dodici anni e’ bene tu abbia un’infarinatura, almeno.

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    • Tu dici? A dodici anni sì, ma a sei forse è un’infarinatura un po’ troppo indecifrabile. Potrei farne dei pezzi.. ormai la strada che si sta delineando è abbastanza quella della frontiera, del cammino, della conquista. Ci penso! Grazie mille per il suggerimento 🙂 PS: che belle le letture scolastiche di tua figlia!

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  6. Manca la colonna sonora! Direi una roba tipo “Nebraska” di Springsteen, o comunque qualcosa di poco elettrico e molto blues.

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  7. Quoto “Le avventure di Huckleberry Finn” ma se penso ai miei di 6-12 anni mi viene in mente il primo cartone animato che andai a vedere al cinema: “Fievel sbarca in America” 🙂

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