Una risposta sincera a una domanda sincera

Ieri Luca di Holden & Company mi ha chiesto su Facebook se non pensavo che l’invito di alcuni blogger e giornalisti presso la sede di Einaudi per la presentazione di Annientamento di Jeff VanderMeer e la relativa abbondanza di recensioni positive del libro – scritte proprio da quei blogger e giornalisti, tra cui me – il giorno dopo non suonassero come una “colossale marchetta”. Siccome ieri stavo lavorando rispondo oggi. Siccome la domanda era rivolta a me personalmente, rispondo solo a nome mio e personalmente (qui e non su Facebook perché sono andata lunga). Siccome, infine, ritengo piuttosto inutili le acidate sul web (e altrove) prego chiunque voglia far parte di questo dibattito di connettersi con la propria intelligenza prima di commentare. Questo è il mio blog, certe stronzate non sono ben accette.

No, Luca. Non lo penso. Per prima cosa perché amo il confronto personale in ogni sua forma e sono felice che Einaudi – una casa editrice che, pur conoscendo bene, percepivo ancora distante dal suo pubblico e spesso arroccata dietro la sua bianca eleganza – abbia deciso finalmente di aprire le porte di casa sua a un gruppo di persone giovani, eterogenee, molto attive culturalmente e informali. L’incontro è stato vivace e semplice, senza tanti orpelli: sostanzialmente abbiamo interagito con l’autore, molto più che con gli editor o i direttori (che pur erano presenti). E questo è stato molto bello, è stato un momento di circolazione della cultura a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo. Ripeto, a me piacciono il contatto personale, il confronto, la condivisione.

Insisto. La condivisione di un momento, il fare e l’accettare un invito (di lavoro) non significa – e lo dico con certezza – contagio, non significa annebbiamento della propria professionalità: se il libro non mi fosse piaciuto non lo avrei recensito. Mi sembra allucinante doverlo pure scrivere. Aggiungo, anche se non sono tenuta a farlo: questo genere di problema per me non si pone mai. E basta frequentare il mio blog o i miei corsi per saperlo: no sponsor, no pressure, yes freedom. La McMusa è uno spazio personale di libertà, agisco in base a questo principio e non sono interessata ad altro (chiacchiere incluse). Lo sanno tutti. Compresa la persona che mi ha invitato all’evento, compresi per primi i miei lettori. E se qualcuno non lo sa, se qualcuno vuole approfondire il perché delle mie scelte, qui è dove lo spiego.

Se la casa editrice ha compiuto una legittima – e finalmente contemporanea – operazione di marketing presentando un libro su cui punta molto a quello che tu chiami “plotone di blogger e giornalisti”; se tale plotone ha recensito bene e in modo compatto tale libro; se il giorno dopo un’abbondanza di recensioni positive ha stordito i lettori, allora, come accennavo ieri, la questione chiama in causa il terzo soggetto: il lettore, appunto.

Che può pensare: o questi sono tutti eticamente deboli (o, peggio, comprati da un paio di pasticcini in redazione) oppure questo libro è veramente una figata.

Partendo dal presupposto che, secondo me, il marcio sta sempre prima negli occhi di chi guarda e che, allo stesso tempo, i lettori vanno trattati come persone intelligenti e dotate di senso critico, anche qui io non vedo il problema: se l’operazione di marketing è riuscita, il lettore va in libreria, sfoglia il libro e decide se comprarlo o meno; se la mia recensione ha funzionato, il lettore va in libreria, sfoglia il libro e decide se comprarlo o meno; se la mia opinione l’ha deluso, smette di seguirmi; se il libro l’ha deluso, smette di leggerlo e di dare credito alla casa editrice. Se pensi che le cose seguano altri corsi è perché forse il tuo sguardo è inquinato o troppo sfiduciato. O perché forse “tu” avresti agito diversamente.

La stessa cosa si ripete, tra l’altro, per ogni libro recensito, per ogni scrittore ritratto, per ogni evento descritto. Invito o non invito in casa editrice. Siamo sempre a rischio di perdere follower, se questo è quello che importa. Quello che a me preme non perdere, però, è la possibilità di conoscere, di studiare, di sapere chi e cosa c’è dietro una storia: l’autore, la casa editrice, gli editor, gli uffici stampa, i lettori, le persone e le strutture. Ecco perché spero di riceverne sempre di più di inviti così.

La professionalità, se ce l’hai, non è una cosa che perdi quando incontri dal vivo e di persona quella degli altri, né tantomeno quando, dopo quell’incontro, ti metti a fare il tuo lavoro davanti a un computer. Anzi.

PS: sul valore o il contenuto morale di un’operazione di marketing come quella compiuta da Einaudi per il libro di Jeff VanderMeer e, peraltro, da una pluralità di altre aziende dello stesso e di altri settori da quando nel mondo esistono i blogger non è mio interesse discutere. Non ne ho le competenze, se qualcuno le ha lo ascolto volentieri. Sull’ovvia presenza di marchettari nel mondo, invece, non so che dire, parlane con loro oppure, meglio, ignorali.

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  1. Ti ringrazio per la risposta, Marta. Spero però che si sia capito – dal tuo post non capisco se sia effettivamente così – che:

    1. la mia domanda partiva dal caso specifico per affrontare una questione generale, e partiva da QUEL caso specifico perché è una cosa che ha avuto parecchia diffusione;

    2. non intendevo ovviamente dare del “marchettaro” né alla Einaudi, di cui conosco la professionalità e la serietà, né a nessuno dei partecipanti all’evento; a questa specificazione tengo particolarmente, come ho spesso, più e più e più volte sottolineato nei commenti a quella discussione, invitando anch’io, come fai tu, tutti i partecipanti a evitare derive di questo genere;

    3. apprezzo in particolare gli ultimi paragrafi di questa tua risposta, che indicano secondo me perfettamente la strada da seguire e che sono convinto fosse anche l’idea alla base del lancio einaudiano.

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    • Tutte le tue premesse per me erano e sono chiarissime. Così come la tua volontà sincera di andare a fondo del problema, non di accusare nessuno. Sono stata netta perché su certe questioni che possono portare a dubbi sulla mia professionalità io non transigo. Credo che se qualcuno di Einaudi vorrà rispondere per sé lo farà, non tocca certo a me.

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  2. Be’, mi sembra che quello che dici per te possa valere benissimo anche per loro.

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  3. Prendo spunto da questa caparbieta’ per le mie cose personali. grande McMusa!

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  4. P.S. Dal momento che chi arriva sul tuo blog oggi – che è uno spazio pubblico, e come tale potenzialmente aperto a tutto il mondo – non è detto che abbia necessariamente letto la discussione di ieri sul mio profilo facebook, linko qui lo status: così una persona del vasto mondo che non ha partecipato a quella discussione e si ritrova questa lettera aperta sul tuo blog magari capisce meglio i termini della discussione per come l’avevo impostata io, che erano un po’ più complessi del tuo riassunto:

    https://www.facebook.com/luca.pantarotto1/posts/10206123788083377?pnref=story

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  5. Probabilmente la mia intelligenza non si è connessa, ma mi sembra una non-risposta alla domanda di Luca… Nel senso che hai parlato di te e della tua linea “editoriale” (quale sarebbe il termine corrispondente nel campo del blog?), ma non di cosa dovrebbe pensare un lettore passeggero che non ti conosce e – giustamente – è legittimato ad avanzare ipotesi, anche maliziose, su tale operazione.
    Io non penso male semplicemente perché credo che alla casa editrice generica (nulla contro la Einaudi, che è una delle mie preferite proprio per la sua bianca eleganza) avrebbero fatto comodo anche recensioni negative. Penso che il “purché se ne parli” funzioni alla perfezione in questo senso: basti pensare al caso Elena Ferrante.
    Penso che per tante persone che leggeranno il libro aspettandosi il capolavoro ce ne saranno altrettante che lo faranno per “smontare” il mito, per ergersi a paladini della giustizia e della meritocrazia.
    Penso che il lettore di blog non sia così stupido da farsi abbindolare dalle belle parole ma che sappia valutare, in base alle informazioni che gli vengono date, se il libro gli possa piacere o no; mi auguro anche che il blogger non abbia così poca stima negli altri da pensare di manipolarli come marionette, né che la casa editrice tema poi tanto un’opinione negativa.
    E allora il dubbio che resta è: a me, generico lettore di blog passeggero, chi garantisce che un blogger, dopo essere invitato a un evento come questo, ne parli (bene o male, poco importa) solo per essere invitato anche all’evento successivo senza essere tagliato fuori?
    Spero in una risposta non personale, cioè non basata sulla tua condotta ma sulla legittimità del dubbio che sorge nel lettore.

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    • Ho risposto eccome. Parlando della responsabilità del lettore, il terzo soggetto di questa catena, una persona dotata di intelligenza e senso critico. È lui che valuta, in ultima istanza, sia il libro che il recensore/blogger che l’operazione di marketing. Per quanto riguarda la tua ultima domanda, io davvero non capisco il punto, non mi riguarda perché non provo quel sentimento e più la rileggo più mi viene da pensare al marcio che sta negli occhi di chi guarda. Provate a sentire gli altri blogger oppure ad avere semplicemente un po’ più di fiducia negli altri.

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      • Spesso il marcio sta sì negli occhi di chi guarda, ma potrebbe avere delle basi di verità.
        Dalla rubrica “In my mailbox” di vari blog di discutibile valore alla sezione “Collaborazioni” o cose simili si evince anche una certa dipendenza tra case editrici e blogger. Non è una cosa necessariamente negativa, sia ben chiaro: credo che il blogger che supporta il libro o la casa editrice che ritiene interessante abbracci un’ottima causa.
        Ma questo dovrebbe forse venire da parte sua, spontaneamente.
        Quando mi capita di ricevere richieste di lettura o di recensione mi indispettisco; preferirei piuttosto che fossi io a farmi avanti, lo riterrei più onesto.
        C’è chi grazie al blog ottiene visibilità o offerte di lavoro; il conflitto d’interesse è dietro l’angolo.
        Ci sarebbe poi da valutare quanto la pubblicità influenzi le nostre vite, di noi lettori più o meno intelligenti, più o meno forti rispetto alle mode… ma qui bisognerebbe recuperare I persuasori occulti di Vance Packard.

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  6. Io credo che il punto sia, ancora una volta, come il “follower” intende gestire il rapporto con il blogger. La risposta di Marta, l’unica possibile se mi è concesso, può essere ancora una volta messa in discussione. Anche la scelta di rendere così manifesta la sua posizione può essere, paradossalmente, giudicabile. Oppure, no. Oppure, in base alla “fiducia” che il lettore ha nei confronti de La McMusa, crede alla replica e, anzi, il dubbio non se lo pone neanche (e parliamo di Marta come potremmo parlare di qualunque blogger, ovviamente). Due atteggiamenti, entrambi sbagliati. Se ne parlava anche ieri nei commenti: la conoscenza che deriva dalla lettura di un blog, anche se assidua, non regala solide certezze. La conoscenza è relativa, la fiducia è relativa. Il lettore deve sempre mettere in discussione quello che gli viene sottoposto e trarre dalla lettura del libro, e solo da quella, le sue opinioni. I blog possono incuriosirti, stuzzicarti, ma non devono decidere per te. Ne consegue che il conflitto d’onestà è una questione che il blogger risolverà con se stesso, questione che non coinvolge me. Nell’evento in sé, come ha scritto anche Marta, non trovo niente di diabolico. Le case editrici stampano libri per venderli, e la vendita è legata a doppio filo con la promozione, ma questo si sapeva anche prima che il fenomeno AreaX incombesse nelle nostre vite. Tutto sta, dopo, nello scegliere come giocarsela. E parlo per i blogger, e parlo per i lettori.

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  7. Nell’evento Einaudi, come ho specificato svariate volte, non trovo nulla di diabolico nemmeno io. Se non era Einaudi era qualche altro editore, non mi interessa; a me interessa la questione nei termini in cui, forse meglio di me, l’ha esposta sopra “Un baule pieno di gente”.

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  8. Andrea Storti

    Io quoto in toto il post della McMusa (blog che tra l’altro scopro oggi, quindi grazie Luca!)
    La penso esattamente come lei.

    Maria, ovvio che un lettore non avrà mai solide certezze sul blogger. Ovvio pure che comunque potrebbe anche essere, molto semplicemente, che per una volta i nostri gusti non combacino. Può succedere. Anzi.
    Però, come dici tu, un post può incuriosire il lettore, e lo scopo finale è proprio quello. Se a me un libro è piaciuto molto farebbe molto piacere che pure gli altri lo leggessero e lo amassero. Però è ovvio che poi il lettore decide da sé.
    Sinceramente non capisco il punto della questione. A me il filo pare logico: un editore organizza un evento, io blogger ci vado e poi (per coscienza personale) ne scrivo sinceramente. Mi auguro che il lettore colga il suggerimento, ma poi do per scontato che non necessariamente tutti correranno ad acquistare il libro. Ma questo mi sembra ovvio.

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    • Andrea, anche a me piacevano molto le tue risposte che leggevo ieri nella prima discussione su Facebook e sono contenta di averti intercettato. Ma qual è il tuo blog? Non ci arrivo da qui e non capisco perché.

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  9. Sai perché succedono queste cose (le acidate sul web, come le chiami tu)?
    Perché del web stiamo facendo un uso sbagliato. Non voglio dilungarmi e deviare troppo dall’argomento che tratti in questo articolo (è una discussione ampia, dovrei portare esempi e diventerei noiosa), ma ci ho riflettuto molto in queste ultime settimane e -alla fine- ho deciso di chiudere sia Twitter che il profilo personale di Facebook. È difficile fuggire da tutto ma…una pace che non hai idea. 🙂

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    • Lo immagino, anche a me è successo di provare quella pace di tanto in tanto 🙂 Ma poi magari ne parlerai da qualche parte di questo uso sbagliato del web? Sono curiosa e molto interessata. Io guardo sempre all’America come esempio di uso della tecnologia, dell’informazione e dell’intrattenimento (strano, eh?) e noto esperimenti e consuetudini che secondo me sono di segno molto positivo.

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      • (scusa, ho letto solo ora questo commento)
        Se ne parlerò? Non lo so…sto attraversando una fase di “disintossicazione”: perché tirar fuori di nuovo di ciò che mi faceva innervosire?
        Per riassumerla, ho deciso che utilizzerò internet e i social solo nella misura in cui mi arricchiranno per davvero.
        Quindi sì al blog, sì a feedly, sì a Instagram ma solo su account selezionati (voglio vedere cose belle), e sì a tutto quello che internet mi dà di buono (informazioni, notizie, condivisione, velocità, “ubiquità”) ma basta a tutto il resto.
        Il resto=quello che mi fa perdere tempo/arrabbiare/mi interessa poco

        Sono ancora in fase di “perfezionamento” e forse sembra stupido…ma non mi sembra vero tutto questo silenzio!

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  10. Ma perchè, a me lettore passeggero, nel momento in cui scelgo di leggere un libro in base a una recensione, deve interessarmi la scelta morale di chi l’ha scritta?
    Ne ho già una mia da costruire e mantenere. Perchè tanto affanno?

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  11. Giulia, senz’altro hai ragione, in parte. In parte però è innegabile che là fuori, nel vasto mondo della blogosfera, sia pieno di blogger compiacenti che non vedono l’ora di entrare nelle grazie degli editori; e, anche se sappiamo tutti perfettamente che non è questo il caso (saremmo pazzi a pensare il contrario, conoscendo l’editore in questione e i blogger coinvolti), è a quegli altri che pensavo quando mi sono posto la questione generale (perché era una questione generale), e niente mi farà cambiare idea sul fatto che, in materia di letteratura, chi pubblica libri dovrebbe stare da una parte e chi ne scrive dall’altra, sempre.

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    • Cit.: “Quello che a me preme non perdere, però, è la possibilità di conoscere, di studiare, di sapere chi e cosa c’è dietro una storia: l’autore, la casa editrice, gli editor, gli uffici stampa, i lettori, le persone e le strutture. Ecco perché spero di riceverne sempre di più di inviti così.”

      Certo: bisogna conoscere a fondo l’ambiente e capire bene cosa si può fare e cosa no, altrimenti si rischia di esserne espulsi: perché, quando ciò avviene, può essere a vita.

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  12. Dunque, la professionalità è recensire solo i libri che sono piaciuti, parlandone bene, e tacere su quelli che non sono piaciuti? Non lo sapevamo.

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    • Probabilmente quello che non sai è dove sei, che caratteristiche ha questo spazio web e quali sono le direzioni che ho desiderato dargli. È però tutto spiegato nell’About e nel link che ho allegato all’articolo. Ciao John!

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  13. Ogni cosa si influenza con ogni altra. Il mondo è una rete di relazioni complesse. Talvolta anche la stessa persona subisce maggiori o minori influenze (e reciprocamente le esercita) in modo differenziato a seconda del momento e della circostanza. È inevitabile che possano accadere le cose che dice Luca, proprio per questo tu hai fatto bene a ribadire la tua correttezza e indipendenza, era importante che lo facessi per ricordare che c’è anche chi ci tiene a guardarsi allo specchio e sentirsi fiero.
    Ciao, continua così!

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  14. Correttezza e indipendenza che nessuno aveva mai messo in dubbio, Andrea; da cui la mia difficoltà di comprensione verso un post come questo, che si costituisce come un’autodifesa da attacchi che nessuno ha mai portato né a Marta né all’editore né agli altri. La domanda originaria, come ho già detto, era generica, partiva, certo, da un evento SPECIFICO, ma lo faceva per affrontare un tema GENERALE ed era approfondita nei commenti allo status che Marta non ha ritenuto di linkare, preferendo per ragioni sue sostituirlo con un riassuntino di quattro righe che fa tabula rasa di tutte le molte discussioni, specificazioni, precisazioni, approfondimenti e opinioni che sotto quella discussione si erano sviluppate (per completezza, la trovi linkata da me in uno dei miei commenti poco sopra).

    La domanda era: è possibile che, in generale, da un determinato contesto come quello, possano generarsi recensioni influenzate dal contesto stesso? Alla domanda, Marta risponde che lei non lo ha mai fatto e non lo farebbe mai, e io lo so PERFETTAMENTE perché la conosco un po’, e so che nessuno degli altri convenuti lo farebbe mai. Ma queta è una risposta specifica che si autodifende da attacchi immaginari avanzati da nessuno e ignora la questione principale. A quella questione hai risposto tu: “È inevitabile che possa accadere”.

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  15. Carmen

    E’ triste constatare come l’indignazione venga sbandierata sempre più a sproposito e tacitata quando davvero sarebbe opportuno. Siamo talmente disabituati alla professionalità di chi svolge il proprio mestiere con passione e impegno che quando casualmente ci inciampiamo gridiamo al lupo! Al lupo! senza accorgerci che i lupi ci hanno tutti superato da un pezzo.
    Continua il tuo lavoro come lo hai svolto finora: molti continueranno ad aprezzarti, qualcuno a rosicare.

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    • No, ma infatti continuare il mio lavoro è l’unica cosa che intendo davvero fare 🙂 Per onore di verità, Luca non è tra le persone che rosica, questo lo so per certo, così come so che stima quello che faccio. La nostra differenza di opinioni riguarda altro, tra cui le modalità di affrontare e discutere certi argomenti. Grazie, Carmen!

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