L’importanza dei non luoghi americani

Una volta stavo scrivendo un libro e in questo libro c’era una parte molto bella – credo – che raccontava dell’identico aspetto esteriore degli edifici nei paesini della provincia americana e del disorientamento che avevo provato la prima volta che c’ero passata in mezzo. Mentre quel libro procede lento perché un giorno un saggio mi ha detto “devi trovare la tua voce” e io credo di averla trovata solo da poco e dopo molto esercizio, è successo che nella provincia americana sono andata di nuovo e che di nuovo ho sperimentato quel fenomeno unico che mi aveva già colpito due anni fa: la percorrenza dell’orizzontalità.

Il riempimento umano dello spazio immenso e sconfinato tra un paesino e un altro.

La gestione del niente.

La significazione del vuoto.

nike store in nola

Periferia di New Orleans.

New Orleans non è una grande città, ma è costruita come tutte le altre: ha alcuni grattacieli (piuttosto brutti) in centro, da cui defluiscono tutt’intorno case monofamiliari più o meno povere, da cui si srotolano periferie e neighborhoods anch’essi più o meno poveri, da cui prendono vita – come un limbo al neon tra la civiltà e la natura ancora selvaggia – cinture e cinture di non luoghi. Cinture e cinture di centri commerciali, fast food, centri commerciali, ristoranti di catena, centri commerciali, motel, centri commerciali, diner, centri commerciali, rivenditori di Nike e Harley Davidson, centri commerciali, benzinai, aeroporti, mobilifici, parchi a tema e centri commerciali.

Nei pressi di Morgan City, Louisiana.

Drive in&thru nei pressi di Morgan City, Louisiana.

Tutti orizzontali (e con orizzontali intendo rettangolari e a un solo piano), tutti XXL (non si pensa mai di esagerare quando si ha tutto lo spazio del mondo a disposizione), tutti con il drive thru per non scendere mai dalla macchina (credo anche i mobilifici), alcuni persino con il drive in/drive thru (una specie di nuova frontiera del fast food: ordini da uno schermo, compare un cameriere sui pattini che ti porta da mangiare, mangi seduto in macchina guardando – presumibilmente – il vuoto).

Molti studiosi hanno analizzato i non luoghi come fenomeno tipico della postmodernità: in primis, l’antropologo francese Marc Augé che li ha battezzati e contemporaneamente – magari chiamandoli in altro modo ma mettendoli sempre al centro delle loro analisi – una serie di intellettuali piuttosto importanti e dai nomi difficili tipo Jean Baudrillard, Fredric Jameson, Zygmunt Bauman e un po’ di altri.

Una delle tante colonnine che annunciano un McDonald da miglia e miglia di distanza.

Un McDonald visibile da miglia e miglia di distanza.

Loro estrapolano alcune caratteristiche dei non luoghi, caratteristiche ricorrenti e – diciamolo – alquanto inquietanti, e le mettono in relazione con i loro contrari, i luoghi veri e propri, quelli che rimandano solo a sé stessi e significano. Ne viene fuori questo elenco di opposti: il passaggio invece della fruizione, la superficialità invece dell’approfondimento, l’assenza di contatto tra esseri umani nonostante siano posti di folla, l’assenza di autentica esperienza nonostante il movimento che causano per essere raggiunti e attraversati, l’abbondanza invece del necessario, la quantità sulla qualità, lo sguardo invece dello scambio, il consumismo di qualsiasi cosa compreso l’io. Compresi io, te e noi.

Se, da un lato, questi luoghi di negazione e di non autenticazione dovrebbero spaventarci e tenerci lontani, dall’altro, quando sei in America, un’irresistibile attrazione ti spinge ad adorarli. Ti spinge proprio ad amarli e a volerli con tutto te stesso.

Perché questa follia?

Io, affetta da acuta dipendenza da non luogo , credo che i perché siano questi.

  1. Perché sono rassicuranti.
  2. Perché restare nell’anonimato per un po’ non è poi così male.
  3. Perché sono degli osservatori privilegiati di nonsense e altre bestialità, osservatori che appagano il nostro voyeurismo e insieme ci danno pure le patatine fritte, la Coca-Cola e un posto dove stare.
  4. Perché in una nazione che ha fatto di sé il simbolo del capitalismo cosa può esserci di più autentico del paradosso del non luogo?
  5. Perché, infine, al di sopra di ogni cosa e di ogni teoria, sono super divertenti, sono vuoti ma sono riempibili e, se tu sei nato insieme alla postmodernità come loro e la sai far giocare dentro di te magari facendo finta di essere in un film o in una serie tv o in un libro, i non luoghi ti consumano, è vero, ma ti fanno anche essere esattamente l’io che vuoi esattamente per il tempo che vuoi.
Un motel in Baton Rouge.

Sono un malavitoso, faccio tappa in un motel in Baton Rouge, Louisiana.

motel in houma

Sono una donna sposata, faccio l’amore con il mio amante in un motel di Houma, Louisiana.

suburbia

Cucino metanfetamina, aspetto il mio socio in un diner nella periferia di Amelia, Louisiana.

mexican food and american tv

Sono un camionista, riempio la mia vita con cinque maxischermi e un menu messicano in un ristorante di Mandeville, Louisiana.

Sono gangsta, gli auguri ai miei amici glieli faccio dalla strada.

Sono un gangsta, gli auguri alla mia donna glieli faccio dalla strada.

the yellow store

Sono un detective, prima di andare a Carcosa mi fermo allo Yellow Store a comprare una birra e fare benzina (true story).

 

 

 

 

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  1. (ti vorrei abbracciare ogni volta che ti leggo:*)

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  2. Io odio i non luoghi, come li definisci tu, eppure ogni volta che sono andato negli States li ho adorati. Forse c’è anche un altro motivo oltre a quelli che hai evidenziato: siamo tutti americani. Intendo dire che siamo nati e cresciuti con il mito dell’America, sia essa quella dei film western, di Happy Days, di Dallas o di NCIS. Non trovi? Siamo talmente abituati a vedere in TV le case americane con la facciata tipo villa palladiana che molte persone, potendo, se ne costruirebbero una anche in in centro a Milano. E che dire della musica? E di certi capi d’abbigliamento?

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    • Certo, sono d’accordo al centopercento! Però tu parli di cose e luoghi che hanno senso, che contengono in sé significato ed esperienza (la casa, la musica, il vestire). A me è la fascinazione per i non luoghi che lascia sbalordita.. da dove arriva? Anche io dovrei odiarli, e invece li amo. Why? Ho cercato di dare delle risposte a queste domande in questo post ma credo di non essere ancora arrivata al nocciolo vero e proprio 😉

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  3. silvana cicco

    mi hai divertita con le tue immaginazioni di essere diversi personaggi di telefilm in differenti ma ben caratterizzati posti americani. Se attraverso i tuoi racconti o impressioni espresse a riguardo, tu dovessi convincermi ad andare a vedere questi luoghi non luoghi, beh…..sarebbe impensabile, per me un non desiderio. ciao sweethearth a domani festa di tutte le donne piccole grandi e in via di estinzione….

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  4. william dollace

    Bel pezzo e belle foto

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  5. Camilla

    Ciao McMusa, hai qualche consiglio di lettura sul tema dei non luoghi?

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    • Ciao Camilla, ti direi di iniziare senza dubbio dai saggi di Marc Augé sul tema. Sono snelli e brillanti, oltre al fatto che sono quelli su cui si fonda la vera e propria “teoria dei non luoghi” 🙂

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      • Camilla

        Ottimo! è un tema interessantissimo, ho sempre provato un’attrazione per i non-luoghi (non solo americani, ma anche russi per esempio), vedendoli poi ho scoperto che sono davvero magnetici, ma prima di leggerti non avevo idea che fossero stati teorizzati!
        Grazie mille 🙂

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  6. Pingback: Il mondo non finisce con la California | La McMusa

  7. Pingback: La California inedita di William T. Vollmann | La McMusa

  8. Marina Raviola

    Fino ad ora mi sono lasciata cullare dal piacere e dalla fascinazione che i non luoghi americani hanno su di me … Ormai da molti anni. Ed ora , grazie a te , aggiungo il piacere nel cercare di comprendere quel godimento viscerale !
    Per il mio sentire concordo sull’essere super divertenti per tutto quello che riescono a smuovere nel mio immaginario.
    Ti sono grata : era da tempo che cercavo il modo per “fare il salto” dall’essere turista, seppur consapevole ed in grado di empatia verso luoghi e persone😉a… Non so …. Ma col tuo aiuto e i tuoi spunti molto smart , a qualcosa di meglio.
    Spero di vederti presto a Torino
    Grazie di cuore

    Marina Raviola

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    • Grazie, Marina, sono io che ti sono grata 🙂 Spero sempre di cogliere il sentire di altre persone, oltre a parlare del mio. Ci sono alcune cose (e molte di queste sono di derivazione americana) che per loro statuto dovremmo tenere alla larga oppure temere. Oppure, ancora, pensare che siano brutte e cattive perché è così che qualcuno (chi?) ci ha detto. E in realtà, però, ci affascinano e secondo me quel fascino non va trascurato! Va capito e “frequentato”. Anche io spero di vederti presto, potremmo parlarne insieme e fingere di essere dei personaggi immaginari in un becero fast food!

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  9. Marina Raviola

    Si!!
    Come in un quadro di Edward Hopper ❤️

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  10. Sarebbe interessante declinare il discorso al non – luogo italico.

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    • Sì! Però tante categorie salterebbero secondo me. Prima fra tutte la gestione del niente spaziale: noi non abbiamo tutto quello spazio a disposizione. Né tantomeno abbiamo bisogno di così tanti posti in cui “consumare” ed essere consumati! Seguendo sempre i teorici che menziono, un parallelo congruente si potrebbe fare per aeroporti e parchi a tema, ad esempio.

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  11. monica

    Vivo negli Stati Uniti da molti anni ormai. I luoghi che hai nominato tu non sono non luoghi, hanno identita’ culturale ben definita. Sono i piccoli ristoranti, motel, diners, persino gas stations…a gestione familiare, sperduti nei deserti o nelle campagne americane. I non luoghi come li intendi tu sono i grandi centri commerciali, i fast foods, i luoghi del consumismo, che, di affascinante, non hanno nulla.

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    • Ciao Monica! No, non intendo affatto le cose sperdute nella campagna a gestione famigliare. Intendo proprio i (non) luoghi che riempiono il vuoto tra la città e la natura. Proprio quelli che tu ritieni non affascinanti. Ma che su di me, figlia e frequentatrice del postmoderno, hanno gli effetti che appunto descrivo 🙂 Da Walmart a Taco Bell alla catena di motel Super 8!

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