May you stay forever young | Bob Dylan

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Domani, il 24 maggio 2014, Bob Dylan compie 73 anni.

Bob invecchia, e insieme al suo invecchiare anche le storie, i sogni, gli uomini e le donne delle sue storie, anche le speranze che ha scritto e cantato in questi anni svelano i loro finali. Mortali e romantici, mitici o eterni, forse già del tutto consumati. Hurricane è morto. La poesia è morta. Forse, dice Bob, questo mondo ha ucciso anche la canzone.

Il mondo non ha bisogno di nessun’altra canzone… Infatti, se da domani nessuno scrivesse più canzoni, il mondo non ne soffrirebbe. Non importa a nessuno. Ce ne sono già abbastanza di canzoni da ascoltare. Per ogni uomo, donna o bambino sulla terra si potrebbe mandare, a testa per ognuno di loro e senza ripetizioni, almeno un centinaio di canzoni. Ce ne sono già abbastanza di canzoni.

A meno che tu non te ne esca con un cuore puro e con qualcosa da dire. Allora questa è un’altra storia.

Ma per quando riguarda scrivere canzoni, qualsiasi idiota può farlo… Tutti scrivono una canzone, esattamente come tutti hanno da scrivere il loro grande romanzo.

E allora a chi, oggi come nei lontani anni Sessanta quando Bob ha cominciato, a chi se non a chi canta storie è affidato il compito di mantenere vivi i nostri sogni?

Le mie canzoni non sono sogni. Hanno una natura più reattiva.

Per me, quando tu ne hai bisogno, loro appaiono. Per scrivere una canzone così non hai bisogno che la tua vita sia un casino, hai bisogno invece di stare fuori dalla realtà. Ecco perché un sacco di persone, me compreso, scrivono canzoni quando una forma o l’altra della società le ha respinte. Perché così puoi davvero parlarne dal di fuori. Chi non è mai stato là fuori non può che immaginarsela la realtà. Davvero.

Questa è una delle mie Figurine, la collezione di curiosità americane più o meno introvabili.

Livello di introvabilità di questa figurina: medio.

È stata tratta (e liberamente tradotta) da un articolo uscito pochi giorni fa su quel blog fantastico e tutto giallo di cui già vi ho già parlato a proposito della prima Figurina, Brainpickings. L’articolo contiene un’intervista, l’intervista contiene alcune riflessioni di Bob Dylan sulla creazione, sull’idea che per creare bisogna sacrificare e, ancor più, bisogna lasciare libertà alla “unconscious mind”. Nel giorno del suo compleanno, tuttavia, il mio augurio per Bob Dylan non ha carattere riflessivo. Ha, al contrario, la forma di una scala verso le stelle, il luccichio delle luci che ci circondano, la forza di essere forti. Non sarà originale, non sarà speciale, eppure è naturale: il mio augurio per Bob Dylan oggi non può che essere la sua stessa Forever Young.

C’è una versione di questa canzone che per me rappresenta il creato. Il mondo come io l’ho trovato creato una volta che ci sono entrata. Tanto di questa visione ha a che fare con i miei genitori: mia madre la canta spesso ancora oggi, con gli occhi sempre lucidi. Mio padre la suona. È stata con me fin dall’inizio dei miei giorni e ha mantenuto salde le speranze dei miei genitori, li ha mantenuti giovani. Bob quando la scrisse aveva più o meno la mia età di oggi, ed è naturale – eccome! – che io adesso la senta mia come mai in altri momenti della vita. La versione che ho scelto per voi, inoltre, è meravigliosa per almeno altri due motivi: è introdotta da una poesia di Lawrence Ferlinghetti recitata da lui e dal vivo; è eseguita da Bob insieme alla Band, alla sua mitica band, ed è inserita in quella specie di Bibbia del rock’n’roll che è The Last Waltz di Martin Scorsese.

Se non sapete di cosa sto parlando, ma soprattutto se lo sapete, may you stay forever young e buon ascolto.

PS: a proposito di questa canzone, Brainpickings ha pubblicato qualche tempo fa la notizia del lavoro dell’illustratore Paul Rogers, che ha preso questa e altre canzoni di Bob Dylan e le ha trasformate in disegni. Trovate il pezzo qui.

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Realizzazione grafica della figurina a cura di Thomas Guiducci.

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Un Commento

  1. Bello come sempre. Vado a ascoltare Bob mentre mi faccio il caffè.

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