Ray Bradbury in acquarello

DALLA TEORIA…

Ray Bradbury, lo scrittore americano noto per i suoi racconti di fantascienza e soprattutto per il romanzo capolavoro Fahrenheit 451, era, in realtà, un artista dolce e un po’ malinconico, che costruiva tutte le sue storie attorno all’idea, tanto perturbante quanto speranzosa, di utopia. Nato nel 1920, attraversò tre eventi epocali e definitivi della recente storia americana: la Grande Depressione, la Seconda guerra mondiale e la Guerra Fredda. Osservò, attento, quello che lui intese come il declino della società statunitense e ne indicò i principali responsabili nel progresso, nella frenetica urbanizzazione, nell’alienazione dell’uomo dalla natura.

Per questo motivo, quando all’età di 11 anni iniziò a scrivere, per le sue storie scelse – da allora e per sempre – delle dicotomie: natura/città, fanciullezza/età adulta, utopia/progresso. E le raccontò non per forza facendone un tema, bensì creando con quelle un paesaggio, un’ambientazione, un sottofondo che dettava le condizioni narrative e dava forma ai personaggi.

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La cover originale americana de “L’estate incantata”.

Se quindi, da un lato, la pubblicazione di Fahrenheit 451 sui numeri 2, 3 e 4 di Playboy nel 1954 rappresentava la realizzazione trasgressiva e avanguardista delle sue aspirazioni artistiche ed etiche, dall’altro la scrittura di opere come il romanzo L’estate incantata e i racconti sulla sua Green Town (il paesino dell’Illinois in cui Bradbury trascorse l’infanzia) raccoglieva la visione più nostalgica, bucolica e intima della sua esistenza.

Protagonisti fanciulli + America di provincia immersa nella natura + sentimenti e sogni che sono liberi di volare + tempo fermo. Questi gli ingredienti narrativi principali per un’unica grande storia, una storia che racconta di una terra ancora incontaminata, in cui è sempre estate e in cui si muovono personaggi bambini (o anziani) a cui la responsabilità e la rovina della maturità ancora non hanno portato via la magia dell’unico tempo che vale la pena di vivere: il presente.

Una delle declinazioni di questa unica grande storia è un racconto dal titolo – appunto – Tempo fermo: a Green Town è arrivata una maestra nuova, Ann Taylor. Lei ha 24 anni e tanti libri da portare ogni giorno in classe. Bob è uno dei suoi allievi: dieci anni di meno, quando la maestra è troppo carica si offre di portarle i libri da casa sua a scuola. Quando la maestra finisce di spiegare la lezione e inizia a correggere i compiti, quando i compagni sono tornati a casa e l’aula è vuota, lui si offre di pulire la lavagna e ascoltare, così, l’intimo silenzio che tra i due si infila dolce e complice. Poi, un giorno, Bob chiede ad Ann di andare con lui al lago, le chiede di condividere insieme la giornata perfetta nella natura lontana dalla scuola. Lei accetta. Finché poi, cattivo e inesorabile, il tempo ricomincia a scorrere e l’utopia di quel momento perfetto sfuma via.

…ALLA PRATICA

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Ilaria Urbinati disegna Bob che legge un libro insieme alle formiche.

Ho raccontato questa storia mesi fa durante il mio primo corso di Letteratura Americana, quello sull’Illinois, e poi l’ho tirata fuori di nuovo dai miei archivi qualche giorno fa, in occasione di Let’s Draw, il laboratorio di illustrazione e tecniche pittoriche tenuto al Lombroso 16 di Torino dalla maestra Ilaria Urbinati, illustratrice professionista e viaggiatrice dell’immaginazione, a cui serviva una bella storia da disegnare.

L’ho raccontata una sera di marzo, quindi, dopo averne fatto assaggiare ai partecipanti solo le prime tre pagine via mail e averli fatti attendere una settimana prima di svelarne continuazione e finale. Grazie a questa crudele strategia loro sono riusciti a immaginare Bob e Ann in totale libertà e a trasformare silenzi, paesaggi, ritratti e colori del racconto di Bradbury in elementi di un mondo proprio, diverso e unico per ognuno di loro. Quando le mie parole sono finite e loro hanno ripreso i pennelli in mano, ho visto le storie continuare e seguire nuove scritture, colorarsi e raccontare – a loro volta – qualcosa di inedito, qualcosa che non stava né nel racconto dello scrittore americano né nel mio.

Ok che io mi emoziono un po’ per tutto, ragazzi, però questo esperimento è stato proprio bello. Bello e creativo, quando l’aggettivo creativo finalmente vuol dire qualcosa.

In attesa di farne una mostra, un racconto per immagini, un acquarello-romanzo, ecco a voi alcuni disegni della maestra e degli allievi di Let’s Draw. Buona visione.

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Bob disegnato dalla maestra Ilaria Urbinati.

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Ann Taylor disegnata dalla maestra Ilaria Urbinati.

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Bob disegnato da Roberta Ingrao.

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Ann Taylor in preparazione nelle mani di Roberta Ingrao.

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Bob secondo Emanuele Desiati.

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Bob disegnato da Alice Girlanda.

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  1. metropolis99

    Stupendo…

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  2. Oh Marta, che belle le attività e le collaborazioni a cui ti dedichi! Sicuramente impegnative, ma immagino che le soddisfazioni ti ricompensino alla grande. Complimenti ai disegnatori, tutti bravissimi…

    Liked by 1 persona

  3. Bellissimo quello di Desiati! 🙂

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