Pacific Northwest #7 – Seattle è pop

Continuano le Lezioni Americane, la rubrica in cui si raccontano le tappe del mio viaggio/corso di Letteratura Americana e insieme si scopre come, perché e soprattutto con chi andare per le sue strade. Tenendo sempre bene a mente una cosa: il corso è un esperimento narrativo a motore acceso, dove si guarda alla strada come luogo ideale per incontrare scrittori, musicisti, registi, politici, artisti ed editori, dar loro la parola e farci raccontare il paese in cui vivono, lo stato – in particolare – attraverso il quale passa il loro cammino.

In questi mesi giriamo il PACIFIC NORTHWEST e la settima tappa ci porta in un regno finora poco esplorato, quello della pop culture dura e pura. Dopo tanta letteratura di alto livello, ma soprattutto dopo esserci avvicinati al mito della Seattle grunge anni Novanta senza ancora affondarci dentro completamente, è il momento di sospendere crudelmente la nostalgia ed esplorare la cultura dell’intrattenimento, è il momento di

FRUSTINI, LUSSO E TRIANGOLI D’AMORE

Restiamo on the road, ma questa volta la strada diventa da un lato l’aria, smossa dall’elicottero privato del protagonista maschile di Cinquanta sfumature di grigio, quel Christian Grey bello come un dio greco, e dall’altro l’acqua, solcata da un ferryboat su cui ogni giorno i protagonisti dell’ultimo grande medical drama di successo della contemporaneità, Grey’s Anatomy, raggiungono l’ospedale. Mezzi, l’elicottero e il traghetto, su cui questa nuova generazione di personaggi pop si scambia palpitazioni di cuore, sogni ad occhi aperti, progetti piccanti da avviare appena l’oscurità piena di glamour scenderà su Seattle a cancellare – se ancora ce ne fosse bisogno – il ricordo di quelle trasgressive storie underground già da parecchio tempo affievolitosi.

50-shades-poster

Una delle locandine del film in uscita il 14 febbraio 2015 che circolano sul web. Seattle, oltre la vetrata.

Ebbene sì, le nuove storie ambientate a Seattle non sono più quelle di una volta. Il canto del cigno si data a cavallo del nuovo millennio. A livello metaforico: nel 1996 Chuck Palahniuk, uno dei grandi interpreti del Pacific Northwest, pubblica Fight Club e, alla fine del romanzo, fa esplodere i grattacieli della città davanti agli occhi di un protagonista sbigottito: l’individuo che realizza che il suo migliore amico/nemico altri non è che il suo inconscio alter ego, il singolo che realizza che la sua volontà, di fronte a quella della massa, non vale dolorosamente un cazzo. Quella stessa massa, forse ironicamente forse no, di lì a poco consacra il romanzo e poi il film a emblemi della migliore pop culture del secolo. A livello concreto: nel 2000 il co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, rapisce la memoria della florida cultura rock del Pacific Northwest degli anni Ottanta e Novanta e la chiude in un museo, il bellissimo ma piuttosto triste – se ci pensiamo un attimo – Experience Music Project. Il tempio della musica rock per turisti, la casa dei Nirvana da morti, l’esplosione della più stupefacente interazione tecnologia/musica quando l’autenticità di entrambe da sola non regge più.

C’è però una cosa da tenere in considerazione, una cosa che smonta la mia visione un po’ nostalgica, un po’ snob di questo spazio americano: la creazione delle leggende è sempre una cosa arbitraria, che per nulla va di pari passo con l’evolversi della realtà. E con la nascita di nuove forme di vita. Tra queste, appunto, la Seattle più pop.

greys-anatomy

Lussuosa: i protagonisti di Cinquanta sfumature di grigio si muovono tra attici ipermoderni, enormi hall di alberghi, alianti, jet privati, letti a baldacchino, macchine da sogno.

Romantica: il suo skyline, versione notturna o diurna, è sempre mozzafiato e carico di promesse.

Addomesticata: McDreamy, il protagonista maschile di Grey’s Anatomy, vive in una roulotte su una collina che sovrasta la città, ritirato in una natura florida e umida che tanto ricorda quella di Carver.. quanto presto ne svela il segno opposto: la sua roulotte, infatti, è grigia metallizzata, tutta design e comfort; Meredith – la sua fidanzata nonché protagonista femminile della serie – arreda la collina di candele che non consumano disagio ma amore; la contaminazione con la natura si limita a una verandina in legno su cui bere birra nei momenti di solitudine o bere birra nei momenti di goliardia.

Innocua: in entrambe le narrazioni prese a esempio, qualsiasi segno di pericolo, che arrivi dall’acqua, dall’aria o dalle relazioni umane (esemplare l’episodio di Grey’s Anatomy in cui un ferryboat si incendia e Meredith annega; ancora più esemplare la pioggia di Seattle in cui si tuffa Anastasia, la protagonista di Cinquanta sfumature, dopo aver perso qualche tipo di verginità nell’attico di Mr Grey), si risolve in una salvifica svolta sentimentale.

Erotica: sembra che se vai a Seattle farai un sacco di sesso. A parte le trame piuttosto note delle narrazioni qui prese in esame, nel cosiddetto piano realtà, dopo il successo interplanetario di Cinquanta sfumature, accade che alcuni hotel facciano trovare ai loro visitatori copie della trilogia di E.L. James nei cassetti (al posto dell’ormai desueta Bibbia), frustini sui divani, manette sui letti. No kidding.

Inutile dire che i personaggi che si muovono in questa nuova versione di Seattle sono dei perfetti oggetti di studio, sono la categoria “costruzione del personaggio” al massimo della sua espressione. Cercherò di spiegarmi più dettagliatamente quando scriverò un post sulle Cinquanta sfumature (perché lo farò eccome!), ma per ora vi bastino questi cinque minuti di dietro le quinte di Grey’s Anatomy in cui i due rivali in amore Derek e Mark, i due belloni e amici del cuore, McDreamy e McSteamy vengono osservati dagli altri attori nel pieno della loro imperfetta perfezione. Un occhio anche al paesaggio, mi raccomando!

Se qualche decennio fa da Seattle arrivava una delle ultime forme di controcultura originale, quella grunge, sporca e graffiante, quella che cantava la rabbia contro il mainstream e la società del successo, oggi questi ultimi due – scacco matto – hanno fatto di Seattle una delle loro sedi predilette (questa è la casa di Microsoft, Amazon, Starbucks, Nintendo e tante altre grandi aziende tecnologiche) e hanno spinto la cultura alternativa a trovare altre strade. La più nota delle quali è quella che porta verso Sud, nell’Oregon, in direzione della figlioletta Portland, cittadina povera, accogliente, ancora tutta da costruire, ma tanto debitrice nei confronti della madre da gettare le sue fondamenta su una domanda chiave:

“Ti ricordi gli anni Novanta?”

—–

Nell’ottava e ultima tappa del viaggio qualsiasi nostalgia è destinata a sparire: per onorare la chiusura del corso l’intera lezione sarà sul grunge e sui Nirvana.

Ci sono viaggi che si fanno da soli, e poi ci sono tutti gli altri.

—–

Cenni sulle precedenti lezioni si trovano qui.

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  1. Stavrogin

    50 Shades mi affascina perche’ e’ un grande esempio della capacita’ della cultura americana di assimilare culture devianti nel mainstream. In questo caso si tratta di pratiche sessuali non particolarmente convenzionali. Per abbattere le inibizioni del pudico pubblico americano, l’azione viene guidata da un giovane bello come un modello d’Armani e ricco come un hedge fund manager. Immagino sarebbe difficile per le lettrici abbandonarsi passivamente alle fantasie erotiche evocate dalla James, se il protagononista fosse un commesso cinquantenne all’Home Depot di Akron, pagato lo stipendio minimo legale ($7.85/hour in Ohio, thanks for asking).

    Mi viene in mente un altro prodotto culturale che ha recentemente promosso comportamenti devianti, the Wolf of Wall Street. Il film dimostra che quando un regista ha sufficiente autonomia artistica per girare quello che gli pare, inevitabilmente converge verso donnine nude e droghe pesanti. WWS e’ l’agiografia di un truffatore, tanto sfacciata che malgrado fosse la migliore interprezione nella carriera del miglior attore in attivita’ a Hollywood, l’Accademy non se l’e’ proprio sentita di dare l’Oscar a Di Caprio. Eppure WWS ha fatturato $300m ad oggi, credo piu’ del triplo dei ricavi combinati di 12 Years Slave and Dallas Buyers Club, i film politically correct che gli hanno scippato le statuette rievocando le traversie di minoranze piu’ o meno oppresse.

    50 Shades e WWS hanno un elemento in comune: la ricchezza ostantata dei loro protagonisti. Non c’e’ fantasia abbastanza abietta, vicenda tanto sordida che non possa essere resa accettibile, forse anche desiderabile, una volta che e’ immersa nella ricchezza. La sola deviazione, l’unico tabu’ che l’editoria bestselling e il cinema blockbuster americani non osano portare al grande pubblico e’ la poverta’.

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    • Tu dici? Certo per la cultura americana la ricerca della felicità si realizza spesso nell’acquisizione di soldi e potere. Tanti soldi e tanto potere. Ma non sono affatto convinta che “Cinquanta sfumature di grigio” avrebbe avuto meno successo se Christian Grey fosse stato povero. Certo, questo cambio di status avrebbe significato un diverso trattamento del personaggio e della sua storia da parte dell’autrice, avrebbe significato – ad esempio – lavorare sullo stereotipo altrettanto affascinante del dannato o del ribelle, ma non avrebbe intaccato l’altra grande dimensione del romanzo, quella – a parer mio – centrale: il rapporto di forze all’interno della coppia. Il potere. Le pratiche sessuali raccontate sono devianti nello spavento che creano a livello di possibilità, ma la loro realizzazione sulla pagina è tutto fuorché sconcia, pornografica, abietta. Al contrario (e qui sta, se vogliamo, l’azione truffaldina della James), il sesso raccontato è molto facilmente assimilabile, è “trattabile” (dal personaggio in apparenza sottomesso che poi diventa quello dominante sul serio) e questo rende il libro molto più una (furba) storia d’amore romantico che altro. E, per il pubblico femminile a cui il libro è rivolto, credo proprio che questo valga più della ricchezza di Grey.

      Domare l’indomabile, curare il malato nell’animo, illuminare colui che è ombrato: in ogni donna c’è almeno un briciolo di tutto questo, anche solo a livello inconscio. Soldi o non soldi. America o non America. E per me questo resta l’aggancio principale di questa narrazione, quello che porta la ricchezza ad essere solo un altro escamotage strutturale insieme a bellezza, età, professione e collocazione geografica del caro Christian.

      Su WWS non mi pronuncio perché – mea culpa – ancora non sono riuscita a vederlo.
      In ogni caso, è mia intenzione riflettere ancora un po’ sulle “Cinquanta sfumature di grigio” e poi scriverne un post.. quindi, se ti va, possiamo riprendere la discussione allora!
      Grazie per i tuoi commenti, aggiungi sempre una rotella in più alle mie riflessioni.

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