This American Life | La radio racconta l’America

Con questo post si inaugura oggi una nuova rubrica del blog: Scontri fra titani, e altri giganti, ovvero articoli che raccontano alcuni grandi colossi del mondo culturale americano. A volte questi grandi colossi si sfidano, a volte troneggiano e basta. In questo caso il colosso troneggia. 

Qualche giorno fa ho fatto una scoperta straordinaria. È mia usanza arrivare sempre un po’ tardi a scoprire le cose (in questo caso di ben 18 anni!), ma per fortuna ogni tassello di questo ritardo acquista presto un senso e una consistenza creativa, e dunque va bene così. La preparazione del mio corso di Letteratura americana mi costringe in questi giorni a navigare il web alla ricerca di notizie interessanti, informazioni letterarie, fatti ed eventi della cultura americana che siano un po’ vivaci e crossmediali.

Mentre un pomeriggio sono in ufficio a navigare, l’altra parte di me ha un appuntamento con una persona importante, il mio maestro di storie, quello che quando ero più giovane, un giorno, mi ha spiegato che cos’è un racconto e quel giorno mi ha illuminato: quando tu sei seduta al bar e stai bevendo un cappuccino, e dietro di te senti una ragazza che parla con la sua amica di cosa ha fatto il pomeriggio precedente in un’aula dell’università o nella sua vasca da bagno. Questo è un racconto. La trasmissione orale di un fatto della vita quotidiana a qualcuno che è disposto ad ascoltare.

Conclusioni:

  1. prima di tutto un racconto si ascolta.
  2. Siamo tutti narratori.
  3. La nostra vita è il primo racconto che ci rende tali.

Il mio maestro di storie è stato ed è un grande autore radiofonico e teatrale, e la scoperta che contemporaneamente all’appuntamento stavo facendo nel mio ufficio era proprio l’esistenza di un programma radio americano davvero stupendo, l’essenza del perché in certi casi gli americani sono proprio molto più intuitivi, completi e bravi di noi. Tutto si collega e acquista senso, quindi. L’appuntamento e la navigazione sul web dall’ufficio mi portano alla radio che racconta. Al racconto che si ascolta.

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Questo programma radio si chiama This American Life, è nato nel 1995 al Chicago Public Media ed è condotto da un personaggio molto in gamba di nome Ira Glass.

This_american_life

Nonostante per sua disgrazia Ira assomigli un po’ nel viso a Jonathan Franzen, di certo l’autore radiofonico non condivide con lo scrittore il terrore reazionario per i media. Da 18 anni il suo radio show porta a casa di 1.7 milioni di ascoltatori – stima settimanale – il racconto di cosa è l’America e di chi sono i suoi abitanti, di quali sono le storie vere che li riguardano, e quali sono quelle che sono disposti a inventare. Ira mette in onda su radio pubbliche (e questo non è da sottovalutare in America dove tutto il meglio si dice arrivi dal privato) il racconto di un paese.

Un racconto Funny. Dramatic. Surprising. True. Quattro aggettivi irresistibili, soprattutto quando messi insieme.

Insieme, infatti, definiscono una delle migliori declinazioni della pop culture made in USA. Il format è semplice, anche se – come consigliano gli autori stessi sull’About del sito – per capire cos’è questo programma bisogna ascoltarlo, magari partendo dai Favorites selezionati da un “catalogo” di ben 500 puntate. Il programma dura un’ora, un’ora in cui si alternano normalmente da 4 a 6 storie. La maggior parte sono vere, ma non tutte. Sono raccontate da Ira, principalmente da chi le ha vissute (dunque normali cittadini) e ogni tanto da scrittori; sono accompagnate da musica ed effetti, e hanno quindi una partitura e una regia. Il tono di Ira tiene tutto insieme ed è magico, la scrittura delle storie (perché anche se tutto è vero il testo va comunque scritto, come i copioni del teatro) ha quel tocco tipicamente americano che mette insieme informalità, intrattenimento, serialità e gusto per la conoscenza. Giuste dosi di suspense, ingredienti narrativi che impediscano all’ascoltatore di cambiare canale, stacchi e curiosità.

Tutte le puntate hanno un tema attorno a cui ruotano le storie narrate e questa è l’unica, grande e semplice trovata narrativa. Alcuni esempi:

  1. Babysitting;
  2. The Fight before Christmas (recitata a teatro da alcuni comici);
  3. Adventure!

Le puntate a luglio 2013 sono diventate 500 e per ascoltarle si possono cercare per data, per tag, per contributor e per location: un’altra comoda genialata che permette a un ascoltatore digitale di non perdersi ma, anzi, di mettersi a giocare e a esplorare. La prima cosa che ho fatto io è stata cercare per contributor, soprattutto per famouses: ho trovato David Foster Wallace che legge un brano del suo racconto sulla campagna elettorale di McCain, Dave Eggers che legge miniracconti, Michael Chabon e George Saunders che raccontano alcune delle loro storie, David Sedaris che mette in scena i suoi racconti natalizi (ma non solo, lui è uno degli autori fissi), Italo Calvino, Junot Diaz, Geoff Dyer, Dan Savage. Lui, dal vivo, perché This American Life ha anche un fitto calendario on the road, per portare la radio nei teatri americani e mettere in scena il programma vero e proprio, microfono e copione alla mano.

Un mix tra deep and light – come descritto da un bellissimo articolo del Nation del 1997 – This American Life è stato premiatissimo e seguitissimo da diversi tipi di pubblico, è on air da quasi due decenni ma nella sua storia è diventato per due anni un tv show ed è ancora uno spettacolo on the road. Ha, in ultimo, cambiato i confini del giornalismo perché ha applicato i suoi strumenti alla semplice vita quotidiana, quella che di solito non fa notizia, e li ha affinati con le tecniche della fiction, dando alla radio – un mezzo tanto potente quanto poetico – un genere molto simile al film, al racconto lungo dove le immagini le metti tu. Scrive Billy McKibben, autore dell’articolo su “The Nation”:

It is, for instance, almost the only journalism I’ve ever come across that manages to cover religion as the experience it is in contemporary America.  And at the same time there’s room for a report from a rock-and-roll fantasy camp; what it’s like to be one black person taking a tour of a Tennessee plantation with an all-white group; what it’s like to drive around Utah interviewing schizophrenics for the Medicaid authorities.  You hear well-known writers like David Sedaris, new voices like Sarah Vowell and Nancy Updike, and just plain people who send in tapes – like the fat woman who suddenly got skinny at 35 and describes the first dates of her life.

Io mi sono abbandonata all’ascolto di alcune puntate e ho scoperto un mondo nuovo, uno stile appassionante, storie belle da morire. Ho scoperto le voci di alcuni miei scrittori preferiti ma mi sono innamorata di un povero disgraziato sconosciuto che è stato imprigionato per sbaglio in Cina. Ho visto un racconto mozzafiato di Dave Eggers, l’ho visto perché ho potuto disegnarlo come volevo mentre lui lo leggeva. Ho trascorso serate intere a girare in casa con adolescenti sognatori o casalinghe incazzate. E lo farò ancora.. ancora e ancora. Sono sempre stata innamorata della radio, ma ora qui si tratta proprio di consumare il matrimonio.

mermaid

Nella sezione Store del sito il pop si scatena: se il programma ti piace da morire, puoi tatuartelo.

USBdrive-2T

Oppure farti spedire a casa una compilation con 35 ore di radio show + un’ora e mezzo di video su un device USB che è la versione 3D del logo del programma.. Geni assoluti.

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  1. Che bello, grazie per aver condiviso questo programma 🙂 non vedo l’ora di ascoltarmi Dave Eggers e DFW 🙂

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    • Grazie a te! 🙂 Se posso darti un consiglio, nella puntata Adventure! che ho linkato nel post c’è un racconto brevissimo di Eggers da mettere i brividi. È davvero stupendo, letto che è una meraviglia, una prova da maestro. Ciao, a presto!

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  2. L’ho appena ascoltato e..wow. Dave si riconferma geniale. Grazie per il consiglio 🙂

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  3. che meraviglia, Marta!
    Pensavo qualche giorno fa, mentre guardavo le foto di Humans of New York, riflettevo sul fatto che la vera storia sono loro, le persone.
    Hugs

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