Trascurabili contrattempi, la scrittura della leggerezza

Semplicità e leggerezza sono parole stropicciate, oggi. È per questo che bisogna leggere Trascurabili contrattempi di un giovane scrittore in cerca di gloria. Perché, alla fine, oltre a recuperare il senso di parole stropicciate, grazie alle catene d’associazioni emotive che spesso si creano leggendo, vi sentirete anche molto bene. Vi sentirete gioiosi, allegri e dimentichi.

In America

A gennaio 2013 la casa editrice W.W. Norton pubblica The Best of Youth, secondo romanzo dello scrittore Michael Dahlie, già premiato nel 2009 con il PEN/Hemingway Award e nel 2010 con il Whiting Award per la sua prima opera, A Gentleman’s Guide to Graceful Living (2008), tradotta e pubblicata dalla casa editrice romana Nutrimenti nel 2011 con il titolo Guida per gentiluomini all’arte di vivere con eleganza.

Michael Dahlie non è uno scrittore su cui tutti i riflettori sono addosso, né le sue opere sono state indicate come rivoluzionarie, avanguardistiche, il nuovo romanzo americano o l’eredità di qualche postmoderno in pensione. Tanto meglio. La letteratura è praticabile anche oltre queste etichette.

the best of youth

Questa la copertina dell’edizione originale. Una capra troneggia.

Il libro è stato sì recensito sul New Yorker (che lo ha definito un Candide contemporaneo) e non è neanche rimasto indenne da critiche spiazzanti (il Publisher’s Weekly non lo considera all’altezza delle aspettative umoristiche che la storia e il suo protagonista cercano di mettere in atto), ma la sua forza sta proprio nell’essere rimasto leggermente fuori dal roboante e un po’ vuoto casino mediatico che accompagna tantissime uscite di narrativa contemporanea, e nell’essersi proposto al lettore – e a qualche magazine molto attento alle novità – in modo diretto, senza tanti fronzoli, con l’unico scopo di raccontare una storia delightful, incantevole (e questo aggettivo arriva dal New York Post).

Tra le recensioni più belle, estrapolo solo due frasi:

Hipster 101: While Henry [il protagonista] attempts to blend into the plaid-clad streets of Brooklyn, he accidentally gives an account of how not to be a hipster. (Marie Claire) E gliene siamo così grati!

It moves along with an orderly dispatch that suggests that telling a story is a matter of making things shipshape. There is something of the fairy tale here (that’s money for you) and, despite its acerbic characterization of posers and frauds, it is a sunny book, irresistibly so, and a joy from start to finish. (barnesandnoblereview.com) C’è qualcosa della fiaba qui, e anche qualcosa di solare e gioioso!

Il libro arriva in Italia a fine settembre 2013, sempre per Nutrimenti, tradotto da Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai.

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La copertina italiana. Elementi sparsi.

Che storia è questa?

Trascurabili contrattempi è la storia di Henry, 24 anni, orfano di genitori da breve tempo, una casa a Williamsburg, Brooklyn, NYC – il quartiere dove sono nati gli hipster della contemporaneità e dove l’avanguardia la fanno persone intelligenti ma un po’ eccentriche e snob – e un conto in banca da 15 milioni di dollari, eredità ingente da mettere al servizio di un talento da scrittore che Henry sa di possedere anche se da un po’ è lì bloccato.

Henry non è un ragazzo spigliato e smaliziato, pare che le sue facce durante gli amplessi sessuali siano meritevoli di lunghe e canzonatorie catene via mail, deve ripetersi che essere perdutamente cotto della sua cugina di quarto grado Abby non va contro i principi della biologia, e per avere un qualche rispetto nella redazione della rivista letteraria Suckerhead (in italiano Il Demente) – che in qualche angolo della sua testa rappresenta il trampolino di lancio verso un futuro di successi editoriali e quindi vale assolutamente la pena sacrificarsi per la sua buona riuscita – ecco in questa redazione Henry lo ascoltano solo perché ha sborsato trenta mila dollari di finanziamento proprio e volontario. Innocente, perbene ed emotivo, al protagonista manca davvero poco per sprofondare nel terribile inferno infangato dei losers, da cui davvero non c’è poi più scampo.

Questo tuttavia non accade, perché l’autore è bravo e la storia diventa presto una divertente brezza picaresca fatta appunto di trascurabili contrattempi: una dietro l’altra la storia inanella avventure e personaggi ben caratterizzati a cui il lettore corre volentieri dietro. Prima Henry fa fuori un pregiatissimo gregge di capre libiche e il lettore impara che diavolo è una capra libica; poi spunta un agente letterario che promuove i racconti di Henry, gli fa una proposta bella grossa e il lettore entra a piè pari in uno spaccato di vita editoriale che è un po’ uguale in tutto il mondo ma che di solito rimane nascosto per ovvie ragioni; a un certo momento Henry finisce in prigione per possesso illegale di arma da fuoco e quel punto il lettore si trova già da un pezzo alle prese con quegli inevitabili sentimenti polidimensionali di immedesimazione e tifo sfrenato per cui il libro lo finisce in un baleno.

Nel pieno rispetto del genere picaresco, in cui il protagonista un po’ ingenuo un po’ sprovveduto passa attraverso avventure apparentemente più grandi di lui, uscendone ogni volta sano, salvo e fortificato, anche Henry, alla fine, qualche duello con la sorte lo vincerà e si scambierà sguardi d’intesa immaginari con il lettore per sottintendere: la timidezza non è poi il vero nemico, giusto?

Ci sono due altri elementi, però, che arricchiscono la storia e la innalzano oltre il livello del piacevole intrattenimento: la scrittura e lo spazio. Un binomio che ho già incontrato di recente in un altro libro su New York, ma che qui presenta tutt’altre caratteristiche. La scrittura è un’attività che può portare al bene come al male, che non per forza insegna o salva, ma certo la si può sfruttare per fortificare o addirittura riprendersi la dignità. Che sia in una biblioteca a svolgere i lavori socialmente utili o davanti a un giudice per riappropriasi di una storia ingiustamente rubata, la scrittura in questo libro offre al protagonista le giuste occasioni di riscatto. Lo spazio, invece, parla al posto dei suoi abitanti: non si descrive l’umanità che abita Williamsburg o Manhattan, ma al contrario se ne descrivono i locali, gli eventi, le vie. Ed è così, senza commenti o interpreti, che il lettore aggiunge alla sua corsa dietro al protagonista qualche sguardo qua e là su uno spazio parlante.

Il momento più bello

Dipende: se sei uno scrittore, l’elenco delle – presunte – regole per scrivere bene, p.140 dell’edizione italiana. Una parodia di quei grandi che ogni minuto si dichiarano pronti a offrire saggi consigli agli scrittori esordienti. Che saggi, poi, non sono proprio per niente. Se sei un italiano e hai un minimo di cultura cinematografica, l’omaggio al nostro La meglio gioventù (p.159) è quasi da lacrimoni. Te ne accorgi all’improvviso nel testo, ma poi ci fai caso e ti ricordi che è anche il titolo originale (The Best of Youth) dell’intero romanzo. Marco Tullio Giordana, sii felice! Infine, se per caso sei uno scrittore italiano in cerca di fortuna oltreoceano, a p. 290 ti si offre uno spiraglio di speranza.

Non gli hipster ma l’Italia della cultura è quella che vince in questo libro e questo è un gran bel leggere.

Da leggere quando ci si è presi un impegno e poi non lo si è mantenuto.

Un giorno ho comprato su Groupon un corso da sei ore di lezioni di equitazione. Ero presa bene, ma alla fine sul cavallo non ci sono mai salita. C’è sempre un impegno che si prende e poi non si mantiene. E allora mettici dentro questa storia al posto dell’impegno, ha il potere di raffinare il senso di colpa in leggerezza, la frenesia in serenità.

Buona adorabile lettura.

Trascurabili contrattempi di un giovane scrittore in cerca di gloria, Michael Dahlie (2013), Nutrimenti collana Greenwich, pp. 296

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  1. ferdinando

    Viene voglia di leggerlo questo romanzo di leggerezza , una rara sensazione nella ricerca di libertà dagli affanni del saper scrivere, voler scrivere, scrivere e basta tra gli impegni mantenuti e non( quelli che ci si impone e quelli imposti dalle necessità)!
    Alla prossima.

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    • La leggerezza è una cosa difficilissima, ma quando la intravedi meglio acchiapparla e legarla stretta da qualche parte. Ecco perché questa storia fa bene, perché ci permette di intravederla senza impegno ma senza neanche superficialità 🙂 Alla prossima!!

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