Independence Page – America tra le righe

Oggi è il 4 luglio, il giorno in cui l’America si autocelebra in quanto nazione indipendente. Tra i suoi confini questo è il giorno dei fuochi d’artificio, della gloria del barbecue, della famiglia riunita attorno alla tv che trasmette il baseball game e dell’inno nazionale. E’ il giorno in cui la consueta megalomania dei più trova un inaspettato fondamento storico (conosciuto, forse, dai meno).

Io quest’oggi mi sento di unirmi ai festeggiamenti. Due giorni fa ho rivisto alcuni amici che non vedevo da molto; ben più importante, ci siamo rivisti in una dimensione che non vivevamo da molto: eravamo a casa della nostra professoressa di Letteratura Americana dell’università, la LBL che ha dato forma, ispirazione e costante supporto alla qui presente MCM , e ripetevamo un po’ più invecchiati e sobri un rito che avevamo iniziato ben sei anni fa. Ascoltare le storie incredibili di chi ha vissuto e scritto l’America, e farne – subito in gruppo e poi ancora dopo da soli, in un loop di racconto-memoria-racconto senza fine – un sogno trainante.

C’è qualcosa nelle storie che nascono e si ambientano negli Stati Uniti che le avvicina alle calamità naturali: nel mistero che ne avvolge le cause, le conseguenze sono fatali per chiunque vi si trovi in mezzo. La mitologia americana del racconto – che può prendere forma di libro, film, canzone, spot pubblicitario, liturgia, discorso politico e tanto altro ancora – è una sorgente misteriosa di immagini, storie e personaggi memorabili e appiccicosi. Una volta entrati, non se ne vanno. Sono indimenticabili, definitivi, breathtaking. LBL direbbe sexy: attraggono ed eccitano.

In una nazione come l’America – quella geografica tanto quanto quella mentale – che basa la sua enorme potenza sulla retorica (che oggi, il 4 luglio, trasborda da ogni dove), chi fa della parola scritta la propria missione di vita sarà interprete del suo tempo e del suo spazio meglio di chiunque altro. E’ una specie di teorema infallibile. Ed è anche per questo motivo, scendendo dal generale al particolare, che la letteratura americana è una cosa, a parer mio, proprio stupenda. Nella tela bianca delle connessioni su cui la mia vita ultimamente si sta impegnando a tratteggiare un bellissimo disegno, tra la rimpatriata con la prof e i vecchi compagni e un futuro che – se tutto va bene – mi farà salire sul treno della speranza come come Huckleberry Finn sul Mississippi, ecco tra questi due punti si staglia un altro bellissimo racconto, una specie di personalissimo trait d’union. Un documentario, anzi: una serie di documentari.

Ora, purtroppo il documentario non è un genere che proprio esalta e sazia il nostro (italiano) appetito televisivo, ma questo merita davvero una menzione e tantissima attenzione. E’ stato pensato e realizzato dallo scrittore francese Francois Busnel e si chiama America tra le righe. Va in onda ogni venerdì alle 22.10 su Rai 5 e, in 8 puntate, racconta gli Stati Uniti dal punto di vista degli scrittori. Meglio, mette in scena una nazione attraverso le parole dei suoi migliori interpreti e, in un mix esaltante di realtà e finzione, fa quello che fanno le sacerdotesse al tempio: si prende cura del mito fino a renderlo reale. Per ogni zona del paese (si inizia da New York, poi si va a nord nel New England, poi nel sud di New Orleans e poi sempre più verso ovest, in ossequioso rispetto del mito, verso quella frontiera dei sogni chiamata California), Busnel seleziona alcuni autori viventi e li intervista, facendo anche alcune doverose incursioni nella letteratura più lontana e arcaica, quella di Faulkner, Mark Twain e Fitzgerald (tra gli altri). Il tono delle puntate è calmo e avvolgente; le riprese precise e piene di senso, oltre che di bellezza; gli intervistati tutti interessanti, attenti e generosi. I nostri maestri di lettura, sempre così friendly.

La prossima puntata si chiamerà Go West. Che fa rima con Midwest.

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Il Midwest in uno degli scatti del fotografo Larry Kanfer > http://www.kanfer.com.

Io vorrei tanto che, a serie conclusa, uscisse un cofanetto, una raccolta, un qualcosa che mi permettesse di rivedere queste puntate tutte le volte che voglio. Di aggiungere agli scrittori preferiti da Busnel anche i miei, di invitare i miei compagni dell’università a casa mia per guardarle insieme e litigare di nuovo sugli amati e gli odiati, di fare i miei schemini scrittore-luogo-libro-personaggio, di riconoscere un posto e gridare “Io qui ci sono stata!!“, di continuare a sognare anche quando la frontiera del libro si è chiusa e quella geografica pure.

Ognuno ha il suo mito da nutrire, in cui infilare le proprie storie e unirle a quelle degli altri. Oggi è il 4 luglio 2013 e il mio piccolo altare dei sacrifici aspetta un regalino per i suoi sei anni.

Rai 5, mi senti?

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  1. masticone

    nostalgia ah?

    ho vissuto anche io là..e devo dire che il 4 luglio ho sempre provato un po’ di invidia…
    noi siamo molto piu cinici..
    ti immagini un 25 aprile allo stesso modo?

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    • No, in effetti! Guarda, attraverso la mia esperienza dell’America ho iniziato ad apprezzare molto di più il concetto di patriottismo. Non lo loro megalomania, certo, ma neanche il nostro sempre parlar male del posto in cui viviamo!

      E comunque sì, tanta nostalgia oggi. Oh!
      PS: Roma sì o Roma no alla fine l’11?

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