Un trittico

C’è stato un periodo tragico nella mia vita in cui, mi sento di dire, scrivevo cose tragiche, e perlopiù incomprensibili. Oggi ripesco un racconto di un angosciante tremendo e con lui inauguro la sezione Miniracconti di questo blog. Cosa c’entrano con l’America (il focus del blog) questi miniracconti? Niente, in realtà, se non che è stato mentre scrivevo queste cose e le pubblicavo su un webmagazine bellissimo che poi non ho avuto la pazienza di portare avanti che ho iniziato a studiare l’America dei libri, del rock e della strada. Dietro e tra queste righe un po’ – ripeto – incomprensibili, è nata, piano piano, la La McMusa. Per fortuna, direi.

Scelgo questo pezzo perché si parla di mare, e io ora sono al mare. Da qui mando una cartolina di parole, che ha un fronte e un retro. Cioè, se ricordo bene, l’invocazione di un’immagine da fissare nella mente, prima; il racconto di cosa in quell’immagine accade o potrebbe accadere, dopo. L’analisi del testo si ferma qui. Buona lettura.

IMG_2347

Creature sottomarine per creare un po’ d’atmosfera.. Queste sì, arrivano dall’America e più precisamente dal bellissimo acquario di Monterey, California.

FRONTE:

Un trittico, in verticale: sopra il grigio, in mezzo il blu, in basso il giallo. Qua e là una macchia di bianco. Per il resto solo il colore della terra selvaggia.

Quale resto?

RETRO:

La giornata è di vento forte: nessuno in acqua, cappellini che volano, sciarpe che spuntano dalle borse da mare (mare..) di ragazze indispettite. I frisbee dei loro fidanzati rischiano di sollevare la sabbia. Eh no, eh!!

Se solo vedessero che il vento è più forte.

I capelli sferzano di piacere, quel piacere che, basta poco, diventa fastidio; le onde sono cattive, si mangiano i turisti del Nord. La bandiera rossa e i bagnini che sbraitano dicono che oggi in acqua si rischia la morte.

Loro non sanno cos’è il mare. (mare..)

Gli ombrelloni, quei pochi, sono piantati a terra, di sbieco. Dietro, al riparo dal vento, bambini piccoli mangiano yogurt alla vaniglia mentre le mamme cercano di togliere la sabbia dai cucchiaini. Eh no, eh!!

Se solo vedessero che il vento è più forte.

Un gruppo di ragazze rumorose gioca sulla riva del mare (mare..): prendono le onde, si rincorrono, si tuffano incoscienti, ridono. Belle dei loro vent’anni, si guardano attorno vanitose per cercare l’obiettivo.

Loro non sanno cos’è il mare. (mare..)

Poi, dopo ore di chiasso, arriva. Lei non sente niente. Non vede niente. Sola.

Hanno finito di tirarle via gli attimi, hanno finito di stritolarle i fianchi, non trovano più il coraggio per riempirle gli occhi di piombo. No, non gli occhi. La gola.

Punta il mare, è immobile. La roccia degli scogli non è abbastanza dolore, gli sguardi della gente non sono abbastanza dolore, i ricordi di loro due insieme non sono abbastanza dolore.  Lei ride.

E si spoglia.

Nuda, s’immerge.

Senza tuffarsi, incontro al mare vuole andare camminando.

Muore. Lei sa cos’è il mare. (mare..)

Riemerge dall’acqua, respira, poi si immerge di nuovo, respira, va a fondo, grida, torna a riva, le onde se la riprendono, il vento la spinge fino a farla cadere, grida e ride. Da qualche metro più su le urlano di coprirsi, non per il freddo, ma per la vergogna. Continuano a guardarla e lei sorride. Se solo qualcuno potesse davvero vedere quel sorriso.

Sorride, lei sì  che ha visto che il vento è più forte.

Su quel pezzo di spiaggia deserta, lontana da tutto quel chiasso, nuda di morte e di sfida, la terra selvaggia si ingravida di mare. E poi, mai paga, si dispiega e si riempie di vento.

L’unico pegno per tanto piacere è lasciare il proprio sorriso a una donna.

L’unico pegno per quel sorriso di estasi è spogliarsi e dimenticare.

Ora a puntare il mare con le spalle al vento ci sono io.

Incosciente, ancora sorrido.

Amo il mare, penso..

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  1. Dai ormai sembro una tua adepta ma mi piace davvero. Mi sono immaginata tutti coi costumi di inizio novecento, a righe, e gli uomini coi baffi arrotolati. Tranne quella che è nuda naturalmente. Lei niente costume.

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  2. Bene. Di solito non mi piace mai niente dei blogger che scrivono “poesie” o “romanzi a puntate” o “brevi racconti”. Di solito spengo il pc un po’ imbarazzato per me stesso e per l’internet e la blogosfera tutta. Di solito mi deprimo un po’. Questa volta no. Brava. Brava brava. Attendo nuovi miniracconti. Ci annusiamo su wordpress! YO!

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    • Ma che carino che sei, grazie! Grazie sul serio. Io normalmente mi trovo meglio nei panni della reporter o della giornalista, non scrivo tanta narrativa. Già mi sembra di essere moooolto personale quando dovrei essere obiettiva, quindi forse penso di sfogare già così la mia metà fantastica. Ma, guarda, dopo il tuo incoraggiante commento cercherò di provarci ancora. Annusiamoci su wordpress e alla prossima!

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  3. Pingback: Il più bel viaggio fu la Terra | La McMusa

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