I nuovi pionieri della Terra dei Sogni

La pattuglia dell’alba è scrittura per lettori duri. È un poliziesco giovane – mettiamogli l’etichetta “rock” – che cavalca agile la mitologia del surf e della California tutta sole e crimine senza però mai affondare nella fanghiglia del già visto hollywoodiano o, ancor peggio, dello stereotipo stantio. Il racconto è introdotto da una definizione razionale, scarna e semplice, posta subito sotto il titolo, come un avvertimento piano: onda, movimento periodico da un luogo ad un altro luogo, propagato attraverso un mezzo continuo. L’onda, tuttavia, non è solo ragione. Al contrario, per un implicito processo romanzesco di allusione e trasferibilità, l’onda diventa protagonista annunciata di stile e trama, metafora di scrittura e intrigante visione di vita. Quando poi, a rapida sequenza, si gira pagina per mordere il primo brevissimo paragrafo, l’obiettivo mette a fuoco un coerente paesaggio oceanico e si ferma su Boone, il protagonista del romanzo che, a cavalcioni della vecchia longboard, sta aspettando la sua compagnia e la sua grande onda. Un’onda che, a giudicare dall’aspetto dell’oceano, sembra preannunciarsi come un evento imperdibile ed epocale, così come epocale è il nome della sua compagnia, la sua famiglia elettiva: la pattuglia dell’alba, un gruppo di surfisti che cavalcano l’oceano durante le prime, indefinite ore del giorno, prima di iniziare la giornata vera. L’obiettivo cambia presto soggetto, però: c’è un’altra pattuglia dell’alba in arrivo, composta da bambine argentee e quasi galleggianti, che si muove inesorabilmente lenta nella foschia del mattino, verso i campi di fragole che pullulano di uomini in attesa. Chi sono queste bambine? Qual è la loro provenienza e perché sembrano bambole inanimate in balia di onde e dolori indomabili?

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Boone è un detective, lui lo scoprirà, categoricamente prima dell’arrivo della grande onda. Boone deve ritirare la tavola da surf per 48 ore e risolvere – velocemente – un caso. Qui inizia il poliziesco e qui la maestria dell’autore – detective anche lui prima di diventare scrittore – inizia la sua intrigante semina e raccolta di indizi, scoperte, epifanie ed occultamenti. Come retorica vuole, il poliziesco conta criminalità organizzata, prostitute, droga, night club, armi, fuoco, pedofili, risse, sesso. Come retorica vuole, ancora, Boone è un gran figo, la sua vita sentimentale è un casino, è indisciplinato e indomabile, è geniale e  sta dalla parte giusta. Tutto al suo posto, fin qui.

Qualcosa brilla, però, conquista e travolge, più dello stilema classico del poliziesco californiano. Potrebbe essere l’onda, la descrizione cacofonica dell’oceano che si infrange sulla costa e che caratterizza ogni scena del romanzo; potrebbe essere l’onda, l’andare e venire di ogni personaggio sulla scena, con ritmo indefinibile ma serrato e, a lungo andare, ipnotico; potrebbe essere l’onda, sempre l’onda, che travolge passato presente e futuro dei personaggi senza che questi abbiano il tempo di salire in superficie a respirare un po’ e capire. Più di tutto, tuttavia, potrebbe essere l’onda delle parole, che investe il lettore e lo trasporta in paesaggi e situazioni, digressioni e aneddoti che si credevano conosciuti, culturalmente assimilati, ma che – in realtà – si scoprono nuovi, inebrianti, pazzeschi.

Don Winslow esplora e ritrae la California dei surfisti, delle coste infinite e del sole giallo, per farne un film che ancora nessuno ha mai visto, per svelare un sogno che ancora nessuno ha mai fatto, per cavalcare un’onda che ancora nessuno ha mai neanche immaginato. Il lettore corre su e giù per la Pacific Coast Highway, alla calcagna di un criminale fatto di droga fino ai capelli che – verosimilmente – ha in ballo un traffico ignobile di bambine dal Messico, e scopre la California, la terra dei sogni, per la prima volta. Per la prima, sbalorditiva, volta. Considerato quanta letteratura e quante immagini abitano già l’immaginario collettivo californiano, la riuscita di Don Winslow è epocale come l’onda di Boone. È un miracolo della scrittura, ha tutte le caratteristiche di un’onda anomala.

Boone, Petra (la collega amante di Boone), Dave the Love God (il leggendario bagnino), Sunny Day (la campionessa di surf, nonché storica ragazza di Boone), Johnny Banzai (il poliziotto di origini giapponesi), Hang Twelve (rasta bianco con sei dita per piede) sono i nuovi pionieri della Terra dei Sogni: loro arrivano dall’oceano e sembrano volare giù direttamente dal sole; tu, lettore, arrivi dalla terra e, fino a un attimo fa, non potevi neanche immaginare cosa fossero il surf e la California.

La pattuglia dell’alba, Don Winslow (2010), Einaudi, pp. 365

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  1. vado subito a scaricare marta, amo i polizieschi e questa idea di onda che hai reso cosi’ bene. sara’ che il surf e’ uno dei tuoi famosi sogni periodici fin dai tempi berlinesi, o anzi fin da prima. forse fin da quando ti hanno sparato! mi racconti di nuovo quella storia?

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    • Ahah! Un giorno o l’altro scriverò un post su quell’avventura. Ci pensavo giusto l’altro giorno (e tu eri inclusa nel pensiero), quando raccontavo a qualcuno che in un paesino sperduto dell’Illinois mi hanno dato una pistola e due fucili in mano e mi hanno detto: “Dai spara, è divertente!” Io sono scappata a gambe levate: pensavo fosse una reazione di tipo ideologico, invece era semplicemente il trauma della mia infanzia 🙂

      Compra il libro, vedrai che questa volta non te ne pentirai! Quest’estate il mio sogno surfistico si sta contendendo il posto con la così tanto rimandata visita a Glasgow. Ma lì da te c’è onda? 🙂

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  2. ok, mi hai convinta, messo in valigia! 🙂

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  3. Pingback: It’s all about the beach: California dreamin’ | La McMusa

  4. cloudintheocean

    Voglio andare in California. Voglio sperimentare quell’onda che ti travolge, voglio l’onda che mi cambia la vita. Ecco.

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