Alla fiera del West

Se il sabato del Midwest cade nel cuore dell’estate, allora è praticamente sicuro che voi e tutta la vostra famiglia stiate andando alla County Fair, o, se siete ancora più appassionati, alla State Fair. Nel Midwest, ma sono convinta anche in altre parti d’America, la fiera della contea è l’evento topico dell’anno, il momento in cui la comunità si riunisce per fare festa e celebrare i propri divertimenti e, ancor prima, i propri miti. C’è un’atmosfera magica durante la County Fair, c’è la natura che protegge i primi baci dei teenager, la birra e lo zucchero filato e i dolci gommosi che cacciano via la noia in qualche campo di grano poco lontano, c’è la spensieratezza di chi durante l’anno lavora con e per la terra e adesso vuole usare la terra solo per scatenarsi.

Alla County Fair di Effingham, Illinois, ogni estate si organizzano grandi cose. E non per un giorno soltanto, ma per dieci. Immaginate un’enorme porzione di territorio (più o meno la grandezza del centro storico di Firenze, Ponte Vecchio compreso), in cui ci sono almeno 5 piste diverse per 5 gare diverse, gli spalti coperti e quelli scoperti, i recinti per le bestie, il parcheggio pieno di truck giganti e qualche sparuto chiosco qua e là che vende pannocchie bollenti inzuppate nel burro. C’è anche il luna park, ovviamente.

Il calendario potrebbe benissimo aprirsi (o chiudersi) con il rodeo, che in queste zone degli States è un vero e proprio sport nazionale, che ruba l’audience televisiva ai più celebri e moderni basketball, hockey, baseball e football. In America, by the way, lo sport è una cosa molto, molto seria.

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Questa foto e le prossime due sono state prese dalla gallery del sito della Effingham County Fair. Se volete divertirvi molto, guardatele tutte copiando e incollando questo indirizzo http://effinghamcountyfair.com/fair/modules.php?name=gallery.

Poi è il turno del concorso di bellezza riservato alle sole ragazze della contea, la sfilata del bestiame, quella dei cani e quella delle macchine. C’è la corsa dei trattori, di tutti i macchinari agricoli e quella dei camion, dal più piccolo al più gigante.

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C’è l’autoscontro vero. Che si chiama Demo Derby e funziona che praticamente se alla fine sei vivo è un miracolo di dio.

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C’è la corsa dei cavalli, forse l’evento più elegante e professionale della County Fair, quello che raccoglie le scommesse più serie. I cavalli vengono cresciuti e allenati proprio qui a partire dal loro secondo anno di vita, anche se alcuni pochi scettici sostengono che sia troppo presto per far correre così tanto i cavallini e che la loro muscolatura ancora non è pronta. Gli allenatori sono simpatici e pare che sappiano trattare i cavalli con amore: li allenano, li lavano, li nutrono e ci parlano insieme.

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Questi cavalli non si cavalcano, ma devono lo stesso andare molto veloce. La gara, infatti, prevede che un omino molto agile stia seduto in una specie di piccolo calesse trainato veloce come una scheggia dal cavallo. Nonostante la visuale dell’omino sia esclusivamente l’elegante sedere della bestia lì davanti, questa corsa è molto divertente.. io l’ho provata!

Quando si fa sera e le gare sono finite una band suona. Chi adesso non ha un cappello da cowboy in testa è perché probabilmente l’ha perso ballando o inseguendo per i campi una ragazza dai capelli biondi..

C’è anche qualcuno che la ragazza dai capelli biondi non la noterà mai, perché questo qualcuno è stato mandato alla State Fair dell’Illinois da un magazine culturale della East Coast in qualità di reporter e passa il tempo a chiedersi perché. Come al solito il suo è un ritratto geniale ed emotivo di una cosa divertente che nessuno, lui in primis, vorrebbe fare mai più. La parola, l’ultima di questa breve e romantica cartolina, va a David Foster Wallace, che proprio in questa parte di Midwest è cresciuto e ha a lungo vissuto. E che, molto meglio di me, sa raccontare la sua ipnotica e piatta atmosfera.

David Foster Wallace – Ticket to the Fair, versione originale contenuta nel numero di Harper’s del luglio 1994. La traduzione italiana la trovate nella raccolta Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) edita da minimum fax nel 1999.

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